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Padova, 5 Maggio 2012, Matrimonio di Silvia e Alessandro.

Foto by Syla

Mentre chi c’è gode e chi non c’è rosica, cercando in rete notizie, immagini e scoop dal matrimonio del momento, noi di Splendidi Quarantenni LifeStyle riceviamo in esclusiva mondiale le prime fotografie e le indiscrezioni dell’evento. Parliamo naturalmente del “sì” che alle 12 hanno pronunciato la nostra blogger Sidgi – Spritz all’Aperol e il suo appena marito Serena Gandhi, penna di Spinoza che, nonostante il nick con cui la rete lo segue, vi assicuro che è un uomo.

Le scarpe delle invitate restano argomento gettonatissimo, insieme al trucco della sposa, la dentiera di zia Pina e la qualità del buffet.

Seguiteci tutto il giorno perché il reportage verrà aggiornato regolarmente!

Un due tre… via ai commenti!

 

Il Piemonte è sempre stata famosa terra di vini. DOLCI. essì, eggià. Fino alla metà del 1800 la produzione di vini piemontesi nella zona delle Langhe era prevalentemente dolce. Noi qui della redazione di Splendidi Quarantenni Lifestyle ci siamo domandati perché e ci siamo anche risposti. Siam dei precisini. La ragione principe, pensiamo era che il vino era destinato, prevalentemente, alla Repubblica Marinara di Genova per poi, da lì prendere il mare. Un vino dolce sopporta meglio una conservazione lunga e magari impropria.

L’altra ragione potrebbe essere dovuta al Nebbiolo, l’uva meravigliosa da cui nascono i più grandi vini d’Italia, che è un uva con maturazione tardiva. Se a questo aggiungiamo poi il freddo delle cantine piemontesi nei mesi invernali e la mancanza di lieviti specifici otteniamo l’interruzione del processo fermentativo e quindi un alto quantitativo di zuccheri residui. (essì ragazzi miei, è lo zucchero quello che diventa poi gradazione alcolica nel vino. (siete contenti che ve l’ho detto sì?)

Succede che la Marchesa di Barolo non ci sta! Giulietta Falletti Marchesa di Barolo lei dice no. e invita a casa sua l’enologo francese Louis Oudart il quale capisce bene che c’ha per le mani delle bacche COSI’ e capisce subito che è l’alta quantità di zucchero residuo a rendere sì il vino dolce ma soprattutto a renderlo un’autentica ciufeca. E’ perciò grazie a loro, grazie alla marchesa di Barolo Giulietta Falletti e Louis Oudart enologo francese (un giorno vi devo parlare dei francesi. non guarderete più la Francia con gli stessi occhi di odio dopo che io vi avrò parlato dei francesi), che nasce il Barolo e il successo dei vini delle Langhe.

Per dire, pure Camillo Benso Conte di Cavour (che si pronuncia camillobensocontedicavur) innamoratosi di questo vino decide di convertire la produzione della sua tenuta di Grinzane e come lui fecero Re Vittorio Emanuele II nei vigneti di Fontanafredda e Serralunga d’Alba. Insomma… il Barolo, il grande Barolo, il grande irreprensibile Barolo è nato così. Ma di lui vi parlo poscia.

(di Sidgi)

 

Cesare Cremonini la teoria dei colori copertina album

Dopo la convincente esperienza cinematografica con Pupi Avati (Il cuore grande delle ragazze) Cesare Cremonini torna alla musica con un nuovo singolo (Il comico (sai le risate)) che anticipa l’uscita del nuovo album, la teoria dei colori, prevista per il prossimo 22 maggio.

Dal testo onirico-intimista che oscilla tra opinioni di un clown e pirati dei caraibi, il singolo attesta una prevedibile evoluzione musicale di Cremonini verso sonorità piene di archi e arrangiamenti orchestrali che denunciano il sempiterno amore del Nostro per i Queen.

Attendiamo l’album per un giudizio compiuto ma ci auguriamo che violini e orchestre sinfoniche abbelliscano idee e non colmino vuoti, poiché il pop è un genere serissimo solo se conserva la necessaria autoironia.

Info su www.cesarecremonini.it

Malattie imbarazzanti realtv

Ora che ho scoperto “Malattie imbarazzanti” su Real Time la mia vita non sarà più la stessa.

È un format americano: c’è una tizia che presumo sia un medico generico (o almeno: è ciò che spero) che gira il paese per incontrare gente affranta dalle patologie più diverse. Ascolta i loro racconti nella privacy di un camper, di fronte a una telecamera, poi calza un paio di guanti di gomma e infila loro le dita in ogni orifizio, alla ricerca empirica dei sintomi lamentati.

Dopodiché la puntata prosegue ed entra nel vivo: a questi pazienti vengono praticate operazioni in diretta, somministrati farmaci, sezionati arti. Le loro malattie sono quanto di peggio possiate immaginare, roba da far impallidire Dr House: eccesso di sudorazione alle mani, ragadi anali con vari stadi di infezione, disfunzioni dermatologiche inimmaginabili, robe veneree delle più rare.

Un programma di questo genere è il massimo per alimentare diverse forme di ipocondria e non può che peggiorare la pericolosa tendenza, dalla quale sono affetta, all’autodiagnosi su google. Una volta mi sono diagnosticata, tramite una ricerca metodica su google images che non auguro al mio peggior nemico, una qualche forma di malattia venerea impronunciabile. Chiamai il mio fidanzato e gli dissi: “Senti tu, dobbiamo parlare; si tratta di una cosa seria. È un problema che riguarda le mie mucose. Che cazzo mi hai attaccato?”. In tutta risposta lui spalancò gli occhi e disse: “Che cacchio mi hai attaccato tu, carina. Prima di conoscerti io stavo benissimo”. Non avevo niente. Avevo solo esagerato con il web e non intendo commettere lo stesso errore con Real Time: se incrocio “Malattie imbarazzanti” chiudo subito gli occhi, mi tappo le orecchie e lascio la stanza cantando a voce alta.

La nuova campagna Intimissimi primavera estate 2012 si serve di una canzone perfetta e ruffiana che da sempre adoro: “Voglio vivere così”, cantata nel 1941 da Ferruccio Tagliavini.

La modella russa Tanya “Tati” Mityushina si rotola su un prato godendo del sole e degli sguardi emulanti e invidiosi delle donne di fronte alla tv e di quelli lascivi dei loro compagni.

Il testo è così primo novecentesco da suonare fuori luogo e incantevole allo stesso tempo:

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Appuntamenti di marzo. XX Giornata FAI di primavera.

Il prossimo weekend di marzo sarà all’insegna della bellezza tutta da esplorare: sabato 24 e domenica 25, 670 beni in tutte le regioni italiane (normalmente inaccessibili o solo eccezionalmente aperti al grande pubblico) saranno visitabili. La Giornata FAI di primavera è arrivata alla sua XX edizione e nel corso degli anni ha permesso a 6.500.000 di cittadini italiani e non, di godere di luoghi unici: palazzi, siti archeologici e percorsi naturalistici, in cui riscoprire il gusto, la cura e il rispetto per il bello, la storia e l’identità culturale del nostro paese. Per gli iscritti e per chi deciderà di sostenere il FAI durante la Giornata, ci sarà inoltre la possibilità di effettuare visite ed itinerari esclusivi.

Insomma, cosa c’è di meglio di festeggiare l’arrivo della primavera, riscoprendo all’aria aperta un’Italia di inedita bellezza?

Qui l’elenco dei luoghi visitabili e gli eventi, regione per regione. Il sito www.fondoambiente.it

(Di availableinblue)

Non siamo compatibili: io guardo film coreani in lingua originale, tu possiedi i DVD delle serie complete di Stursky e Hutch. Io sono abbonata a Vanity Fair, tu leggi l’inserto culturale del Sole Ventiquattrore.

Io alla sera mi addormento mentre ceno, tu dopo le 22 hai addosso più adrenalina di Bolt sul traguardo dei 100 metri. Come faremmo ad andare d’accordo?

Il massimo dello sport che pratico sono le tre rampe di scale che separano il divano dal piano terra, tu fai 40 vasche al giorno in piscina. Lo so che detesti i libri che ammucchio alla rinfusa per casa, e sei consapevole che io odio quelle maledette scarpe da calcetto puzzose.

Tra noi non c’è dialogo: tu spieghi e io ho ragione. Guarda, davvero, lascia perdere, non ti ascolto neanche: io-ho-ragione. Voglio avere l’ultima parola su tutto, anche sul fuorigioco che non c’era. E non importa se ho sempre pensato che il fuorigioco fosse un gioco da fare fuori, all’aperto.

Io bevo solo acqua naturale. Fuori frigo. Tu in casa non hai altro che riserve immense di beck’s, cocacola e acqua ghiacciata. Frizzante naturalmente.

Non potremmo mai sopportarci. Io sono logica, razionale e granitica. Tu non hai alcun contatto con la realtà. Gli astri stessi decretano la nostra fine e almeno due volte alla settimana abbiamo Saturno contro. Non faremmo che litigare.

Adesso, ti prego, mi chiami?

E’  di Dolcenera la voce, e la cover, di Pensiero Stupendo che ci fa compagnia dalla tv in questi giorni.

Lo spot è quello della nuova Hyundai, che sfreccia beata sulle note della canzone che Ivano Fossati e Oscar Prudente hanno scritto nel 1978 per Patty Pravo.

Non è niente male e ti convince a non cambiare canale.

dolcetto d'Aqui vini piemonteBenvenuti alla lezione Piemonte 1. Superati gli esami passerete a Piemonte 2. Non rompete. Non disturbate. Non parlate tra di voi. State attenti. Prendete appunti perché di cose da sapere e ricordarsi ce ne sono tante e ora… andiamo a cominciare.

Il Piemonte è, con la Toscana, la regione più blasonata d’Italia in termini di qualità e numero di DOCG (8) e DOC (45). I vini piemontesi sono riconosciuti tra i più pregiati del mondo con una produzione qualitativa al primo posto in Italia.

Il Piemonte è una regione prettamente collinare che è poi la parte più vocata alla viticultura soprattutto nella zona delle Langhe e del Monferrato con un altitudine tra i 500 e i 600m slm su terreni a terrazzamento e allevamento a guyot e controspalliera.  Le colline piemontesi, un tempo fondali marini, sono uniche per terroir che, unito all’azione atmosferica e alla capacità dei produttori, offre, agli appassionati, vini tra i più famosi al mondo. Nomi come Barolo e Barbaresco si presentano da soli.

I vitigni più coltivati sono a bacca rossa (70%) tra cui spicca il Nebbiolo (da cui si ottengono molte delle DOCG e DOC della regione) seguito da Barbera, Dolcetto, Fresia, Grignolino, Bonarda e Brachetto ma in questa regione si producono anche ottimi vini bianchi e spumanti (sia dolci che secchi) da uve Moscato Bianco, Arneis, Cortese ed Erbaluce. La presenza di uve internazionali è piuttosto modesta e generalmente usata assieme alle uve autoctone. Da un punto di vista enologico, rispetto ad altre regioni dove si predilige un vino creato dall’unione di più uve, il Piemonte si muove in controtendenza. La maggior parte dei vini qui sono monovarietali, il vino cioè è prodotto da un’unica uva (questa caratteristica è anche nota col nome di Purezza). Qui sono frequenti i concetti di terroir e cru a distinguere le tipologie di vino. Nella fattispecie il terroir definisce un vino prodotto in una determinata zona (Dolcetto D’Alba, Dolcetto di Dogliani, Dolcetto delle Lange Monregalesi) e con cru uno specifico vigneto.

Le zone dove si sviluppa prevalentemente la produzione sono il Nord ed il Sud-Est della regione, la più celebre è certamente quella delle Langhe.

Le DOCG sono 8 e sono precisamente:

DOCG GATTINARA (zona del Vercellese) – uve nebbiolo, vespolina, uva rara

DOCG GHEMME (zona del Novarese) – uve nebbiolo, vespolina e bonarda

DOCG BRACHETTO D’ACQUI (zona del Monferrato) – uve brachetto (questo vino può essere rosso, rosato ed esiste anche in versione spumante)

DOCG GAVI – uve Cortese in Purezza

DOCG ASTI (zona dell’Astigiano) – uve mostcato

DOCG BAROLO : (Langhe) – uve nebbiolo  - affinamento di almeno 50 mesi

DOCG BARBARESCO (Langhe) – uve nebbiolo – affinamento di almeno 26 mesi

DOCG ROERO: (Langhe) uva arneis (spumante metodo classico)

Particolarmente importanti sono le produzioni di uve Barbera (le DOC sono DOC Barbera D’Asti e DOC Barbera d’Alba) e uve Dolcetto (nelle varianti DOC  di Dolcetto D’Acqui, D’Asti, D’Ovada, D’Alba, delle Langhe Monregalesi e di Dogliani che è il più strutturato)

In gioventù, quando dovevo ordinar del vino, da perfetta ignorante qual ero,  io chiedevo solo vino toscano e siccome non ne sapevo niente neanche del vino toscano per non sbagliare chiedevo il Brunello di Montalcino. E va benissimo! voglio dire: stiam parlando della Toscana! Uno come si muove NON sbaglia. Ma quando cominci a renderti conto che ne vuoi sapere di più e ti accorgi che sei curioso di provare altro , passare al Piemonte è obbligatorio e sarà un processo bellissimo perché complesso ma nella sua difficoltà, ricco di piacere.

Voglio spiegarmi meglio: pensate alla Toscana, alle colline del Chianti, al sole dell’estate, all’uva SANGIOVESE, già solo il nome ti vien voglia di sorridere mentre dici Cin Cin… Adesso invece siamo in Piemonte. Al Nord, tra montagne e colline, la temperatura è scesa, il sole è meno potente e l’uva… beh l’uva si chiama Nebbiolo e matura nelle nebbie dell’autunno inoltrato.

Il vino piemontese è come una persona. La approcci ed è sconosciuta ma attendendo, a mano a mano che la conosci, che l’annusi ecco che si scopre ed esplode con la sua personalità. Un grande vino piemontese va aperto con largo anticipo, dev’essere lasciato respirare. Una volta nel calice va girato per fargli prendere aria, deve aprirsi. Solo così ti permetterà di accedere ad ogni singolo sentore e aroma e aspetto del suo fantastico carattere.

I vini piemontesi sono difficili ma una volta che ci siete entrati in contatto potrebbero diventare i vostri più grandi amici.

Prosit!

(di Sidgi) – foto www.cantinarivalta.it