Ormai è innegabile: gli africani ci avevano visto giusto. Tra Kenia e Tanzania i Masai camminavano su fondi morbidi e ciò costringeva i loro corpi, che immaginiamo già atletici invero, a rimanere in equilibrio.
E poi un giorno un ingegnere svizzero con un gran mal di schiena, passeggiando per le risaie della Corea, si accorse che la postura basculante gli alleviava i dolori. Scoprì insomma l’acqua che per i Masai era già calda da un pezzo. E così la saggezza africana è finita in bella vista nelle vetrine MBT in varie salse: Casual, Sport e Professional a un prezzo che di Masai ne sfamerebbe a stirpi, però.
Le MBT costano quasi 200 Euro, oppure viriamo verso Fila o Reebok e ormai la copia è dilagante da parte di molti produttori, orientali e non. Ma paghiamo il brevetto, la marca o cosa?
Il “segreto” MBT è una tripla suola: la prima rigida è a contatto col piede, la seconda bilancia il piede grazie al masai sensor e infine ecco la suola esterna a contatto col suolo, che viene proposta in differenti profili. In sostanza si cammina su forme basculanti che ti obbligano a bilanciare il peso e a mantenerti in autonomo equilibrio.
Funziona questo sistema? La mia signora ha provato una versione Fila comprata e testata in Germania. Berlino in lungo e in largo per dodici ore al giorno per una settimana e la signora era fresca come una rosa e con i glutei d’acciaio.
E’ vero: il prezzo delle Scarpe Fila era meno della metà della blasonata MBT, ma la tela si è tagliata dopo poche settimane.
E allora si risparmia ma si fa l’investimento. Per schiena e glutei questo e altro…
grazie, le vorrei. Ho anche già scelto il modello