L’avete trovato in radio anche voi eh? Parlo dell’ultimo singolo di Tiziano Ferro, in attesa dell’album.
Lo dico qui senza vergogna: io di Tiziano conosco a memoria strofe intere ed è quindi per diritto acquisito che mi appresto ora a rileggermi insieme a voi il testo di “La differenza tra me e te”. Tanto per vedere di cosa parla. Per cominciare vi ricordo che da qualche tempo, in quanto donne, ci è interdetta l’identificazione immediata con i personaggi che si trovano nelle canzoni del nostro. Si parla d’amore, presumibilmente, e tanto ci basti. Alla luce di questa preliminare considerazione andiamo a vedere che succede in questo brano.
La differenza tra me e te
Non l’ho capita fino in fondo veramente bene
Me e te
Uno dei due sa farsi male, l’altro meno
Però me e te
E’ quasi una negazione.
Ok, non si capisce niente. A parte il fatto che uno dei due è più predisposto dell’altro a farsi tritare il cuore. Non mi è tanto chiaro che significa “negazione” né a quale oscura contraddizione caratteriale si riferisca. Ma tant’è, andiamo avanti.
Io mi perdo nei dettagli e nei disordini, tu no
E temo il tuo passato e il mio passato
Ma tu no.
Me e te, è così chiaro
Sembra difficile.
Allora, qui viene fuori chiaramente che uno dei due è quello delle visioni d’insieme, quello che non si fa condizionare, quello che non conosce rimpianti. Una specie di notaio del sentimento: prende atto e non si scompone. “Me e te, è così chiaro, sembra difficile”: quali insanabili difficoltà impediscono il lieto fine di questo amore? Cerchiamole.
La mia vita
Mi fa perdere il sonno, sempre
Mi fa capire che è evidente
La differenza tra me e te
Poi mi chiedi come sto
E il tuo sorriso spegne i tormenti e le domande
A stare bene, a stare male, a torturarmi, a chiedermi perché.
Lui non dorme, lascia che inutili interrogativi gli strazino il sonno. Ma ecco che qui compare la figura-salvatrice. Quella che sorride e ogni sorriso è un balsamo sulle piaghe del cuore. Come nella migliore tradizione stilnovistica. Il fatto che la figura-salvatrice qui non sia necessariamente una donna angelicata dalle fattezze petrarchesche è irrilevante. Potrebbe benissimo trattarsi di un nerboruto muratore abruzzese, ma gli è comunque affidato il ruolo salvifico di tradizione medievale.
La differenza tra me e te
Tu come stai? Bene. Io come sto? Boh!
Me e te
Uno sorride di com’è, l’atro piange cosa non è
E penso sia un errore.
Questi due hanno proprio un diverso approccio agli umani drammi, è evidente. Uno trova il modo di dire che “sta bene”, mentre l’altro non sa nemmeno se la domanda “come stai?” sia degna di una risposta compiuta. E qui, ve lo faccio notare, i due protagonisti del brano sono entrambi declinati al maschile. Che l’ambiguità sia voluta è indubbio, ma irrilevante ai fini della nostra amorosa analisi. Andiamo avanti.
Io ho due tre certezze, una pinta e qualche amico
Tu hai molte domande, alcune pessime, lo dico
Me e te, elementare
Da volere andare via.
Ecco che qui le “pessime domande” che all’inizio si faceva uno ora sono appioppate all’altro. È evidente però che le domande non sono le stesse: quelle di uno attengono alla sfera dei rimpianti e della malinconia, quelle dell’altro sono tagliate con l’accetta e attengono alla sfera della ragione. Il protagonistra non le sopporta, è chiaro. Eppure “me e te elementare, da volere andare via”: per la prima volta dall’inizio della canzone troviamo una mezza dichiarazione.
[…]
E se la mia vita ogni tanto azzerasse
L’inutilità di queste insicurezze
Non te lo direi.
Ma se un bel giorno affacciandomi alla vita
Tutta la tristezza fosse già finita
Io verrei da te.
Io verrei da te. Ecco, è tutto qui. Ma solo alla fine di ogni tristezza. Tiziano, coraggio, c’è una gioia dietro l’angolo!
[…]
La differenza tra me e te
Tu come stai? Bene. Io come sto? Boh!
Me e te
Uno sorride di com’è, l’altro piange cosa non è
E penso sia bellissimo
E penso sia bellissimo.
Bellissimo. Già. Ma cosa? I due si guardano, si chiedono ancora “come stai” e aspettano l’uno dall’altro il segnale di un sorriso.
Tiziano, scrivici il seguito che non abbiamo capito.
Ma tante volte anche una canzone è solo una canzone.
Questo è il risultato di troppe parafrasi fatte in età scolastica… che danni!
NON HAI CAPITO NULLA PARLA DI HIV.
come vostro connazionale non ho fatto scelta piú azzeccata di venir a vivere in messico, e lasciarvi felicemente con questi vagabondi chiamati artisti, che se la passano scrivendo cagate pazzesche di fantozziana memoria, spacciandole per singoli di successo, e che voi da bravi pecoroni, li seguite….bravi eh, complimenti davvero, devo congratularmi perlomeno con quello che se reso conto della stronzata immensa di tiziano ferro, e dire a Lucasit che anche se parlasse di hiv, rimarrebbe lo stesso una cagata pazzesca….