A una donna puoi dire tutto meno che è una donnetta. È la teoria di un amico merciaio che di donne ne vede passare molte e spesso vende loro biancheria intima scelta con cura.
Una donnetta è una creatura di sesso femminile sciatta di modi, gesti e animo. Una bipede del mio stesso sesso che alimenta pregiudizi pessimi sull’intera categoria e che, quando le cose le vanno veramente male, non muove in me neanche un briciolo di solidarietà. Perché non la sopporto nemmeno io la donnetta: non provo pena per i suoi guai o tenerezza per i suoi scatti di nervi, né riesco a giustificare la goffa arroganza dietro cui si nasconde.
È sempre convinta di essere nel giusto. Non tanto per virtù innata o acquisita, quanto per incapacità di maturare visioni d’insieme che contemplino l’errore accanto alla ragione. Tratta con sufficienza le donne, con le quali si rapporta solo per mezzo di piccole spietate invidie, e con la stessa sufficienza si accosta agli uomini, cui si concede con un magnanimo gesto di benevolenza. È colei che, convinta di poter sedurre, si muove con la grazia di un autoarticolato, immedesimandosi a tal punto nella parte del personaggio principale da perdere di vista le dinamiche reali di relazione di coppia che, in quanto tali, vanno alimentate in due. Ma non dialoga la donnetta: monologa.
Qualcuno talvolta confonde la donnetta con la gatta morta. È un errore: la gatta morta possiede un’arte, discutibile ma riconosciuta come tale, e mantiene salda una qualche consapevolezza nel gioco che sta conducendo, mentre languida induce un uomo a porgerle il braccio per attraversare la strada.
Alcuna consapevolezza muove invece i gesti della donnetta, che rivendica per sé un’autonomia di giudizio di cui, a causa delle lacune d’intelletto che la affliggono, non sa che farsi.
È quella che io chiamo “fémena“.
Ci sono le donne, con un loro perché.
E le fémane che ti fanno chiedere… “ma perché…?!”
+ 1 all’arcureo, io come dicevo di là lo stampo e lo attacco allo specchio
come ci hai preso! specie sulla convinzione di sapere tutto!
nonostante cio, in “certe” notti di luna languida e vaghe attese, la donnetta smette i suoi panni di “kapò della sciatteria” e riprende ad essere donna ed essere senziente. Solo con un’istintiva attitudine alla comprensione potrai discernere l’indurimento alla vita dalle sue cause. Se avrai altra pazienza, fiuterai ironia (di quella sana), visione del mondo ai limiti del filosofico, sensibilità che rasenta la chiaroveggenza. Sopportare il bruco per scorgere la farfalla. Un po’ come fa lei con gli “ometti” e le loro miserie, senz’altro simulate meglio.
sembra la donna di cui parla questa qui