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Questa è la soluzione delle soluzioni: una relazione a distanza. È fantastico: trascorri il tuo tempo in struggimenti, nostalgie, telefonate notturne ad alto tasso erotico. Senti veramente la mancanza dell’altra persona, così ti ricordi ogni giorno di quanto sia importante.

Io non li capisco quelli che si torturano perché non possono vedere il partner settanta volte al giorno. Io ho convissuto due mesi e mi è venuto l’esaurimento. Anche a lui in effetti: non sono un granché a nascondere le insofferenze. Gli ho spaccato la radiosveglia preferita, l’ho chiuso sul pianerottolo in accappatoio, mi sono depilata le ascelle con la sua lametta da barba e ho passeggiato coi tacchi a rocchetto sopra il suo portatile.

E lui non è stato da meno: ha dimenticato di dar da mangiare al gatto per sei giorni di fila, mi ha tagliato a striscioline sottili un vestito di max mara e mi ha spaccato i tacchi a rocchetto di cui sopra.

Lì abbiamo capito che non eravamo fatti per vivere insieme. E ci siamo allontanati. Fisicamente intendo, ognuno a casa sua: ora ci vediamo solo nei finesettimana, chattiamo su skype, ci coccoliamo al telefono e riusciamo a coltivare tutti i nostri impegni, dall’abbonamento alla danza classica alle partite di beachvolley sulla spiaggia finta che c’è in quella palestra del centro. Bè, lo so che lui abita solo al piano di sopra. La gente non capisce. Invece è davvero il massimo dell’intimità. Il venerdì sera mi trasferisco io su fino alla domenica, o viene lui di sotto, a turno. Con tanto di borsa da weekend, ciabatte, spazzolino e beauty case.

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