
Ora che ho scoperto “Malattie imbarazzanti” su Real Time la mia vita non sarà più la stessa.
È un format americano: c’è una tizia che presumo sia un medico generico (o almeno: è ciò che spero) che gira il paese per incontrare gente affranta dalle patologie più diverse. Ascolta i loro racconti nella privacy di un camper, di fronte a una telecamera, poi calza un paio di guanti di gomma e infila loro le dita in ogni orifizio, alla ricerca empirica dei sintomi lamentati.
Dopodiché la puntata prosegue ed entra nel vivo: a questi pazienti vengono praticate operazioni in diretta, somministrati farmaci, sezionati arti. Le loro malattie sono quanto di peggio possiate immaginare, roba da far impallidire Dr House: eccesso di sudorazione alle mani, ragadi anali con vari stadi di infezione, disfunzioni dermatologiche inimmaginabili, robe veneree delle più rare.
Un programma di questo genere è il massimo per alimentare diverse forme di ipocondria e non può che peggiorare la pericolosa tendenza, dalla quale sono affetta, all’autodiagnosi su google. Una volta mi sono diagnosticata, tramite una ricerca metodica su google images che non auguro al mio peggior nemico, una qualche forma di malattia venerea impronunciabile. Chiamai il mio fidanzato e gli dissi: “Senti tu, dobbiamo parlare; si tratta di una cosa seria. È un problema che riguarda le mie mucose. Che cazzo mi hai attaccato?”. In tutta risposta lui spalancò gli occhi e disse: “Che cacchio mi hai attaccato tu, carina. Prima di conoscerti io stavo benissimo”. Non avevo niente. Avevo solo esagerato con il web e non intendo commettere lo stesso errore con Real Time: se incrocio “Malattie imbarazzanti” chiudo subito gli occhi, mi tappo le orecchie e lascio la stanza cantando a voce alta.