
Come dice il saggio, “Il giorno del matrimonio non è il più bello della tua vita. E’ solo il più costoso, stancante e irrazionale, quello in cui i comunisti diventano borghesi e gli atei credenti, per un’oretta”.
Quella che si consumerà tra qualche giorno alle mie spalle dunque rischia di diventare una illogica messinscena rituale a uso dei presenti (in particolare i consanguinei più stretti) con una tizia vestita di bianco e un tizio in abito scuro, chiamati a rispondere “sì” alla domanda pertinente.
Il romanticismo è una faccenda privata e ciò che accade in pubblico rischia ogni minuto di sfuggire di mano a quelli che dovrebbero essere i due protagonisti della vicenda. Cercherò, affrontando uno ad uno i temi più spinosi, di raccontarvi e spiegarvi come rendere il giorno più improbabile della vostra vita qualcosa che, malgrado tutto, vi assomigli il più possibile.
Vi avviso che non sarà facile. Ho scoperto che la passione per il wedding planning è una predisposizione genetica: nubende si nasce e io, ve lo dico, non lo nacqui.