Credo nelle scarpe, anche se non si può dire che io abbia interessi particolari per il marchio. Ma sono convinta che nel piede, quando è dotato di una sua identità, risieda una fonte di gioia. Questo per dire che amo le Converse, che quando le indosso sono a mio agio, che posso passare dal tacco 12 con plateau strafigo comprato a rate al rasoterra più sfacciato con calzino alla caviglia. Sono scarpe che prendono in giro, che sorridono, che accompagnano. Che volete farci, mi batto per la loro difesa contro quei detrattori pieni di pregiudizi che non sanno riconoscerne la personalità.
E poi mi hanno portata in giro in luoghi talmente belli con persone talmente importanti che nutro per loro dei veri e propri sentimenti.
Ah, un paio di piedi, in foto, mi appartengono.
Perché sono i dettagli a fare la differenza
Io li definisco must have, capi da avere a tutti i costi, gli accessori irrinunciabili, i “tuttotempo”. Ecco questo è il caso!
La classica scarpa da uomo dal gusto inglese, bella anche per una lei dalla personalità che la supporti; materiali e taglio dal sapore vintage, rivisitati con ironia e stile utilizzando il codice migliore per identificare la personalità di chi le sceglie e le indossa: il colore.
Accostamenti più o meno “coraggiosi” per una scarpa che determina non solo la cifra stilistica di chi la veste ma soprattutto ne racconta la personalità con freschezza e un pizzico di “unconventional”. È piuttosto inutile rincorrere il proprio stile cercando nelle pagine delle riviste… il pronto moda di lusso è un retaggio degli anni ’90… meglio osare anche a costo di sembrare un po’ eccessivi… ma esageratamente unici e sul pezzo.
Di Mara
Ormai è innegabile: gli africani ci avevano visto giusto. Tra Kenia e Tanzania i Masai camminavano su fondi morbidi e ciò costringeva i loro corpi, che immaginiamo già atletici invero, a rimanere in equilibrio.
E poi un giorno un ingegnere svizzero con un gran mal di schiena, passeggiando per le risaie della Corea, si accorse che la postura basculante gli alleviava i dolori. Scoprì insomma l’acqua che per i Masai era già calda da un pezzo. E così la saggezza africana è finita in bella vista nelle vetrine MBT in varie salse: Casual, Sport e Professional a un prezzo che di Masai ne sfamerebbe a stirpi, però.
Le MBT costano quasi 200 Euro, oppure viriamo verso Fila o Reebok e ormai la copia è dilagante da parte di molti produttori, orientali e non. Ma paghiamo il brevetto, la marca o cosa?
Il “segreto” MBT è una tripla suola: la prima rigida è a contatto col piede, la seconda bilancia il piede grazie al masai sensor e infine ecco la suola esterna a contatto col suolo, che viene proposta in differenti profili. In sostanza si cammina su forme basculanti che ti obbligano a bilanciare il peso e a mantenerti in autonomo equilibrio.
Funziona questo sistema? La mia signora ha provato una versione Fila comprata e testata in Germania. Berlino in lungo e in largo per dodici ore al giorno per una settimana e la signora era fresca come una rosa e con i glutei d’acciaio.
E’ vero: il prezzo delle Scarpe Fila era meno della metà della blasonata MBT, ma la tela si è tagliata dopo poche settimane.
E allora si risparmia ma si fa l’investimento. Per schiena e glutei questo e altro…



