E’ nelle sale il docufilm su Diana Vreeland, la carismatica, autorevole, intuitiva protagonista di stile ed eleganza degli ultimi decenni. Riuscì a imporre il proprio gusto e la propria autorevolezza per gran parte del Novecento come giornalista e arbiter elegantiae, capo redattrice di Vogue America, come consulente tecnico del Metropolitan Museum of Art per il settore della moda.
Un film curioso, un ritratto intelligente e divertente per un personaggio a volte scomodo, capace di entrare con forza nell’immaginario del pubblico, di lasciare il segno come una sorta di piccola, pungente mitologia contemporanea.
Alcune frasi (da cucirsi addosso):
L’eleganza è nella mente, il resto è una conseguenza.
L’occhio deve viaggiare.
Non conta tanto il vestito che indossi, quanto la vita che conduci mentre lo indossi.
L’eleganza è innata, e non ha niente a che fare con l’essere ben vestiti.
Non bisogna mai aver paura di essere volgari, solo di essere noiosi.
Io indosso sempre i miei golf al contrario: mi donano molto di più.
Il bikini è l’invenzione più importante dopo la bomba atomica.
Le persone che mangiano pane bianco non hanno sogni.
Non trascurare mai quel leggero tocco di cattivo gusto di cui tutti abbiamo bisogno.
Mentre chi c’è gode e chi non c’è rosica, cercando in rete notizie, immagini e scoop dal matrimonio del momento, noi di Splendidi Quarantenni LifeStyle riceviamo in esclusiva mondiale le prime fotografie e le indiscrezioni dell’evento. Parliamo naturalmente del “sì” che alle 12 hanno pronunciato la nostra blogger Sidgi – Spritz all’Aperol e il suo appena marito Serena Gandhi, penna di Spinoza che, nonostante il nick con cui la rete lo segue, vi assicuro che è un uomo.
Le scarpe delle invitate restano argomento gettonatissimo, insieme al trucco della sposa, la dentiera di zia Pina e la qualità del buffet.
Seguiteci tutto il giorno perché il reportage verrà aggiornato regolarmente!
Un due tre… via ai commenti!
Appuntamenti di marzo. XX Giornata FAI di primavera.
Il prossimo weekend di marzo sarà all’insegna della bellezza tutta da esplorare: sabato 24 e domenica 25, 670 beni in tutte le regioni italiane (normalmente inaccessibili o solo eccezionalmente aperti al grande pubblico) saranno visitabili. La Giornata FAI di primavera è arrivata alla sua XX edizione e nel corso degli anni ha permesso a 6.500.000 di cittadini italiani e non, di godere di luoghi unici: palazzi, siti archeologici e percorsi naturalistici, in cui riscoprire il gusto, la cura e il rispetto per il bello, la storia e l’identità culturale del nostro paese. Per gli iscritti e per chi deciderà di sostenere il FAI durante la Giornata, ci sarà inoltre la possibilità di effettuare visite ed itinerari esclusivi.
Insomma, cosa c’è di meglio di festeggiare l’arrivo della primavera, riscoprendo all’aria aperta un’Italia di inedita bellezza?
Qui l’elenco dei luoghi visitabili e gli eventi, regione per regione. Il sito www.fondoambiente.it
(Di availableinblue)
Per veneti e popolazioni nordorientali il termine è assolutamente familiare nel suo doppio significato: sciocco oppure parte anatomica femminile di gran successo. Più raramente il termine identifica quella maschile.
Luca D’Onghia – ricercatore di storia della lingua italiana alla Scuola Normale di Pisa - ci ha scritto un saggio sul tema (Un’esperienza etimologica veneta: per la storia di “mona”, Esedra editrice, 116 pagine, 12 euro) , spaziando in seicento anni di italiano e di dialetti, da Marco Polo all’Aretino, da Goldoni a Belli, e poi Malaparte, Gadda, Eco e perfino Busi.
Secondo D’Onghia il greco “muni” (sì, la gnocca) c’entra poco, mentre ci azzeccano l’arabo, le scimmie, i gatti .”Maimón” era la scimmietta che gli arabi vendevano ai mercanti e ai viaggiatori europei, che diventa “mona” in spagnolo e in veneziano (ma non solo), ad indicare col tempo uno dei graziosi animali che simboleggiano l’organo femminile
Ma ”Mona” era chiamato anche il gatto o meglio la gatta nel tardo Medioevo e fino al Cinque-Seicento, che in Francia – guardacaso – diventa chatte, qundi pussy in terre anglofone e la micia nostrana.
Ma perché “mona” sta anche per sciocco? Le “mone” sono le bertucce, le scimmiette che sui palchetti veneziani a Carnevale o sulle cassette dei cantastorie facevano le sciocchezze, i “sesti da sìmia”, i “sesti da mona”, le “monade”. Così per traslato si identificano i sempliciotti, detti anche baùchi o pandòli.
Iniziativa lodevole del ministero dei Beni culturali.
Approfittando delle feste natalizie e per promuovere e incentivare la conoscenza del nostro patrimonio culturale, saranno aperti i luoghi d’arte statali (musei e aree archeologiche) il 25 dicembre 2011 ed 1° gennaio 2012 con ingresso gratuito per tutti.
Per l’occasione verranno anche organizzati eventi e offerte culturali differenziate (mostre, manifestazioni, visite guidate, visite a tema).
L’elenco dei musei aperti suddivisi per regione su www.beniculturali.it
Ormai
Ormai la primula e il calore
ai piedi e il verde acume del mondo
I tappeti scoperti
le logge vibrate dal vento ed il sole
tranquillo baco di spinosi boschi;
il mio male lontano, la sete distinta
come un’altra vita nel petto
Qui non resta che cingersi intorno al paesaggio
qui volgere le spalle.
Andrea Zanzotto – Dietro il Paesaggio – 1951
“Dare gioia è un mestiere duro” è il meraviglioso motto dei teatranti Sensibili. È una riflessione che punge e che obbliga ad avvicinarsi al concetto stesso di gioia con una fatica e un’umiltà cui non siamo abituati, perché educati a darle in genere una connotazione più giuliva, vacanziera quasi.
Il Teatro dei Sensibili è un’invenzione di Guido Ceronetti, che insieme alla moglie Erica Tedeschi, negli anni Settanta, diede vita a un’esperienza teatrale all’interno della loro abitazione di Roma, con ospiti di passaggio quali Eugenio Montale, Luis Buñel, Federico Fellini. Protagonisti di questo teatro fatto di satira e riflessioni bizzarre sono delle marionette, personaggi da animare e con cui animare, in un gioco di richiami e riflessioni, più o meno colte, che negli ultimi decenni ha saputo creare attorno a sé un pubblico di appassionati e curiosi.
Guido Ceronetti ha appena dato il suo personale addio al teatro, al suo teatro, con il Festival dei Disperati, dal 21 al 25 giugno a Torino. Un festival del tutto fuori dalle abitudini mondane del palcoscenico culturale estivo della città sabauda. Incontri, film, retrospettive, tutto all’insegna della disperazione umana.
Mica facile come tema eh? Chi ha avuto modo di farci un salto non sarà tornato a casa insoddisfatto.















