Un uomo sta cercando di dimenticare una donna; non è una situazione eccezionale, non fosse il fatto che egli non ama quella donna. Una donna cerca di dimenticare un uomo, anche essa un uomo che non ama. Non hanno avuto alcun rapporto amoroso, nemmeno erroneo, non si sono fatte dichiarazioni, ma forse hanno fatto delle ipotesi e dei progetti putativi. Le ipotesi tenevano sempre conto del fatto che l’uomo e la donna non si amavano, e tuttavia erano delle ipotesi che riguardavano la donna e l’uomo. Hanno parlato di molte cose indifferenti, e di talune cose importanti ma estremamente generiche. No, forse astratte sarebbe la parola più esatta. Così, entrambi si sono irretiti in un gioco inconsistente di astrazioni, affettivamente deserte, ma la cui potenza mentale è intensa. Dunque, cercano di dimenticare le astrazioni? Essi sanno che non è così. Il loro cruccio è di averne parlato fra loro, in una condizione di assoluto disamore, compiendo un gesto in qualche modo illecito, e che tuttavia ormai li riguarda. Si sono confessati, ridendo, di sentirsi complici casuali di un delitto che, in fondo, era estraneo a entrambi: ma in realtà quel delitto estraneo li interessava enormemente. Infatti, ora la loro vita è molestata dal transito di figure astratte, di ipotesi inafferrabili, che non riescono né a sciogliere, né a rendere compatte: ciascuno dei due ha passato all’altro le proprie astrazioni, e per una bizzarria non rara ma raramente tanto minuziosamente lavorata, le astrazioni hanno formato un sistema, si sono saldate in una trama che, ora, li lega, sebbene essi si sentano, ad ogni altro livello, del tutto estranei. Ma la loro stessa estraneità fa parte, è anzi uno dei centri, o forse semplicemente il centro, di quella macchina di astrazione, dalla quale entrambi sono travolti. Essi, che non sono passionali, hanno avuto la strana sorte di essere sospinti verso una esperienza passionale che non tocca né il corpo, né le parole, né il futuro, né il passato. Lentamente, opponendo astrazione ad astrazione, essi erodono l’immagine dell’altro; ma temono che, cancellata l’immagine, espulsa dalla propria vita la figura dell’altro, resterà quella trama della passione astratta, quella bizzarria del destino che, essendo senza volto, è impossibile dimenticare.
G. MANGANELLI, Centuria (Quarantadue)
Ormai
Ormai la primula e il calore
ai piedi e il verde acume del mondo
I tappeti scoperti
le logge vibrate dal vento ed il sole
tranquillo baco di spinosi boschi;
il mio male lontano, la sete distinta
come un’altra vita nel petto
Qui non resta che cingersi intorno al paesaggio
qui volgere le spalle.
Andrea Zanzotto – Dietro il Paesaggio – 1951
e.e. cummings firmava sempre in minuscolo. Poeta senza scuole né accademie, ma anche romanziere, pittore, drammaturgo e coreografo ha sedotto generazioni di lettori con l’energia delle sue immagini e la forza delle sue parole. Molte le esperienze che ha deciso di raccontare in versi, riservando all’eros e all’attrazione tra le sue suggestioni più riuscite, non solo attraverso la scrittura poetica ma anche attraverso disegni e illustrazioni.
Nel gennaio 2011 è uscita per Ponte delle Grazie che cosa è per me la tua bocca, raccolta di 50 poesie erotiche, per lo più inedite in Italia, e di una scelta di disegni.
Qui se ne propone una:
may I feel said he
(I’ll squeal said she
just once said he)
it’s fun said she
(may I touch said he
how much said she
a lot said he)
why not said she
(let’s go said he
not too far said she
what’s too far said he
where you are said she)
may I stay said he
(which way said she
like this said he
if you kiss said she
may I move said he
is it love said she)
if you’re willing said he
(but you’re killing said she
but it’s life said he
but your wife said she
now said he)
ow said she
(tiptop said he
don’t stop said he
oh no said he)
go slow said she
(cccome? said he
ummm said she)
you’re divine! said he
(you are Mine said she)
Niente traduzione letterale, preferiamo una parafrasi un po’ più libera, una quartina alla volta:
Lui e lei sono a letto e lui le chiede “mi fai sentire?”. Non è chiaro cosa lui voglia sentire, ma lei lo avverte “guarda che mi metto a urlare”. Al che lui diventa un po’ più accomodante e dice “dai, solo una volta”. Lei deve aver acconsentito perché, dopo una prima esitazione, si trova ad ammettere che non è poi così male quel che lui le sta facendo “ehi, it’s fun”.
Lui continua e chiede se può toccare. C’è da dire che lei non oppone molta resistenza, anzi, “fallo” gli dice. E lui non si fa pregare.
Qui c’è una di quelle frasette che due quando sono uno dentro l’altro capita che si dicano, tipo “andiamo” “ma non lontano”, eh, dipende “da che significa lontano” (o qualcosa del genere, gli anglofoni mi spiegheranno).
A questo punto lui si fa propositivo “che ne dici se resto?”, “in che senso?” chiede lei, “eh” fa lui “in questo senso”. Qui c’è qualcosa che la poesia non ci dice. A lei piace “In questo senso”, a patto che lui non si dimentichi di baciarla nel frattempo.
“Potrei muovermi” prosegue lui. Lei è d’accordo secondo me, perché risponde “questo è amore”. Lui conferma “sì, se lo vuoi” e lei direi che si diverte, perché risponde “you’re killing” che la traduzione letterale indica con un banale “così mi uccidi”, ma a me piace pensare che significhi “mi fai morire”.
Nella quartina che segue vien fuori che lui è sposato. Eh, capita: “E’ la vita” dice lui, “ma tua moglie…” risponde lei. Comunque non si fermano a pensarci troppo a lungo, perché dopo un secondo riprendono a fare quel che stavano facendo e poi è tutto un mugolio.
“Che figata!” commenta lui. “Don’t stop” implora lei, non ti fermare. Lui non ci pensa proprio, anche se a un certo punto lei gli chiede di far piano.
Non è dato sapere se lui in effetti faccia piano o meno ma alla fine le chiede “vieni?”. Suppongo di sì, perché lei risponde mmmmmm. La fine secondo me è bellissima: “sei divina” dice lui. “Tu sei Mio” risponde lei. Che in inglese suona meglio perché c’è la rima divine – Mine.
[Che i traduttori infieriscano].
Maurizio Cattelan è l’artista italiano più noto e quotato al mondo e la base d’asta per le sue opere è in genere il milione di euro. È un provocatore, istiga al dibattito e alla polemica, raramente rilascia interviste in cui dia prova di prendersi sul serio ed è forse grazie all’abilità del suo sarcasmo che non è difficile, malgrado sia un personaggio talvolta indisponente, trovarlo interessante nella sua eccentricità. Francesco Bonami gli ha appena dedicato una “Autobiografia non autorizzata”, in libreria da pochi giorni per Strade Blu, e l’ha intervistato per Vanity Fair:
Bonami: Sei un Metrosexual?
Cattelan: Si vede che sei un uomo di mezza età: “Metrosexual” è un termine che hanno usato alla metà degli anni ’90, per sei mesi
Bonami: Allora sei un Casual dandy?
Cattelan: Te lo sei inventato ora?
Bonami: Sì.
Cattelan: Comunque funziona. Ma confesso che sono più uno Psycho Chic.
L’unico altro Psycho Chic che io abbia mai incontrato è Patrick Bateman. E usava una sparachiodi sulle sue amanti prima di sventrarle in camera da letto.
