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Viaggi

Le Boulanger des Invalides Jocteur | 14 Avenue Villars

Questo è il testuale elenco di luoghi da visitare a Parigi fornito da Chiaratiz a un’amica. Leggete qui che meraviglia:

Pierre Hermé per mangiare il macaron au caramel salé: vale la pena, una volta nella vita
Vintage désir  Rue des rosiers 32: negozio di abbigliamento vintage piccolissimo ma bellissimo (non di sabato pomeriggio perché ci sono ottomila persone dentro) attaccato a:
L’as du Falafel, Rue des Rosiers 34: il miglior falafel di parigi nel posto giusto (quartiere ebraico) (Lì nei dintorni c’è anche un caffè russo dove si mangiano cose ottime)
Le Boulanger des Invalides Jocteur | 14 Avenue Villars (vicino agli Invalides) per una colazione o brunch (è un panificio con i tavolini ma molto carino e si mangia da dio)
La Grande Epicerie de Paris Rue de Sèvres 38 se volete comprare del cibo in un posto pazzesco.
Le Bon Marché per vedere un grande magazzino coi fiocchi (Rue de Sèvres 24) (meglio delle Galerie Lafayettes, per me)
Café maure de la Mosquée de Paris, Rue Geoffroy-saint-hilaire 39 per un tè alla menta o un caffè in un posto magico: è vicinissimo al
Jardin des Plantes  che è un parco magnifico anche se in questa stagione forse un po’ dimesso, non so.
Angélina Rue de Rivoli 226 è un posto classico (non a buon mercato) con atmosfera d’altri tempi dove si beve una cioccolata megagalattica con dei dolci superlativi, che in una giornata fredda può avere il suo perché. Può darsi che si trovi fila nei giorni di festa, per me vale la spesa.

Così si chiude la mail: Mi sono resa conto che ti ho segnalato praticamente solo cose di cibo, se vuoi anche i musei chiedi pure (negozi no perché sono negata per lo shopping).

Buon viaggio con molta invidia :-) Chiara

Adorable, n’est-pas?

Se avete suggerimenti e indirizzi su Parigi segnateli nei commenti. Integreremo volentieri la lista!

L’altra faccia di Parigi, La Défense. Lontano dai viali sontuosi, dai palazzi del seicento, dalle ville, i negozi, i parchi. Parigi, quella delle cartoline e della tradizione, è lontana, la vedi dalla sommità del Grande Arche ed è un’altra città, in altro luogo. Qui è solo vetro, simmetria che sfugge, favola e cemento armato.

Chiisana Viking VikkeIl Sole sorge ad Est e tramonta ad Ovest, fa sempre così, è uno con poca fantasia il Sole. Ma è proprio grazie a questa sua poca fantasia che noi possiamo orientarci rispetto ai punti cardinali.

Quando c’è, però, perchè quando non c’è e non hai punti di riferimento, come quando sei in mezzo al mare e – come insegnava il manuale delle Giovani Marmotte – non puoi neanche guardare da quale parte è cresciuto il muschio sull’albero, non sai quale direzione sta prendendo la tua barca… o la tua vita.

Tutto questo naturalmente se non abbiamo una bussola.

Ma i vichinghi hanno solcato i mari e raggiunto il nuovo mondo senza l’aiuto della bussola, arrivata almeno un secolo dopo il loro predominio.

Per capire come ci sono riusciti una squadra di ricercatori internazionali dell’Università di Rennes ha promosso e pubblicato uno studio che propone una spiegazione scientifica a questo misterioso mistero.

Secondo il risultato dello studio i rudi nordici dagli elmetti bi-cornuti utilizzavano lo spato d’Islanda, un cristallo di calcite trasparente che ha la caratteristica di polarizzare la luce del sole e ha la proprietà della doppia rifrazione. Ruotando permette di individuare con una buona precisione la posizione dell’astro.

Ma allora il lettore si chiederà: e i romani, anche loro hanno solcato i mari senza bussola… La risposta è semplice: chist è o paese do sole, qui nuvole non ce ne sono mai, mai piove e sopratutto non ci sono mai inondazioni.

Chi ci è stato giura che una volta provata l’esperienza non è più possibile tornare indietro.

L’Ile du Levant è una piccola isola nel sud della Francia, a largo delle coste provenzali. E’ parte dell’arcipelago delle Isole d’Hyères, note anche come Isole d’Oro. Caratterizzata da una natura inviolata, l’Ile du Levant si ricorda per essere il primo parco nazionale europeo fin dal 1963: al suo interno si trovano migliaia di specie diverse di pesci, ucceli, animali, fiori e piante, preservati in un habitat praticamente intatto grazie a norme rigorose, tra le quali la totale assenza di mezzi di trasporto e di illuminazione pubblica.

Ma non solo per la sua ricchezza di flora e fauna si ricorda: l’Ile du Levant è infatti nota per essere la sede della prima colonia di naturisti francesi, risalente al 1931. Ottant’anni dopo l’isola è una delle più note mete per il naturismo internazionale.
Chi lascia il battello che conduce sull’isola lo sa: una volta a terra dovrà liberarsi dall’ingombro delle maschere quotidiane, dalle gabbie delle apparenze e dalle costrizioni del conformismo. Anzi, è sull’isola esattamente per questo motivo. Via i vestiti dunque, le scarpe da allacciare, le camicie da stirare, i pantaloni da piegare. Sull’Ile du Levant il naturismo è ovunque: in spiaggia, per strada, al supermercato, al bar. E coinvolge tutti, nell’armonia e nell’equilibrio di una nudità spontanea e naturale: coppie e famiglie, ragazzi, adulti, bambini.

E chi sceglie il pareo per accomodarsi al ristorante lo fa solo per igiene, non certo per timidezza.

Foto via | bormeslelavandou

scambio casa

I modi di concepire il viaggio sono probabilmente tanti quanti gli abitanti del pianeta.

Lo scambio di casa è una delle possibilità, che in tempo di crisi ha anche i suoi bei vantaggi economici: per una famiglia di 4 o più persone (ce ne sono tante) il costo dell’albergo, della casa in affitto o anche solo del campeggio, incide in modo non irrilevante sul budget complessivo del viaggio, quindi la convenienza di disporre di un alloggio gratis è evidente.

Sarebbe riduttivo, però, limitare al risparmio in termini economici la ragione della scelta di questa tipologia di vacanza: gli home swappers sono convinti che questo genere di approccio regali la possibilità di un turismo diverso, che avvicini alla cultura del luogo tramite l’acquisizione degli usi e costumi propri dei suoi abitanti.

Certo, lo scambio non è per tutti: è necessaria una certa predisposizione alla fiducia, la curiosità nei confronti non solo dei luoghi ma anche delle persone con cui si verrà a contatto, la voglia di conoscere itinerari al di fuori dai circuiti più turistici e l’adattabilità necessaria ad affrontare i piccoli imprevisti che prima o poi saranno inevitabili (ma quale vero viaggio, poi, è esente da imprevisti?).

Il costo associativo varia a seconda delle organizzazioni di home swapping: dai 50,00 € annui di Homeforhome agli 83,40 € di Scambiocasa ai 120,00 € di Homelink, per citare i più conosciuti.

La quota associativa garantisce la possibilità di accedere per un anno alla banca dati, aggiornata di continuo dai soci, nonché di pubblicare un annuncio personale, modificabile in ogni momento, per scambiare la propria casa.

Homelink, uno dei leader mondiali dello scambio casa con i suoi 13.000 iscritti in 70 paesi del mondo, assicura di non aver avuto, dal 1953, nemmeno una denuncia di furto: un buon segno per chi decidesse di iniziare adesso.
Chiara

Nella mia To Do List c’è sicuramente fare due bordi con una barca a vela nella San Francisco Bay, passando sotto al Golden Gate Bridge e girando intorno all’isola di Alcatraz.

Magari non con barche estreme come i Catamarani AC45 ad ala rigida.

E nella vostra To Do List cosa c’è, qual è il vostro sogno nel cassetto?

Photo via | www.oracleracingmedia.com

Qualche anno fa una delle città meno ambite d’Italia aveva un nome, Torino, e una precisa collocazione geografica, la quasi pianura nebbiosa dell’italico nord-ovest. Aveva anche un’identità nota, quella di metropoli industriale dedita a passatempi noiosi, tipici del dopo-lavoro, e ad abitudini bizzarre, tipo la bagna cauda.

Poi è successo qualcosa. I torinesi, che oltre ad aver fatto l’Italia sono anche stati bravissimi per decenni a farsi gli affari loro, evitando accuratamente di aprirsi al turismo, all’improvviso hanno iniziato a condividere una consapevolezza straordinaria, quella di vivere in una città architettonicamente impeccabile, piccola ma dinamica, culturalmente vivace.

Si sa, l’amore negli occhi di chi ci guarda è direttamente proporzionale all’amore con cui noi stessi ci guardiamo e per diventare belli bisogna innanzitutto convincersi di esserlo. E Torino, che inizia a guardare se stessa con gli occhi dell’innamorato, trasmette questa presa di coscienza. Conseguenza immediata è stata il fiorire, intorno alla città, di un interesse che ha sorpreso tutti, i detrattori più accaniti come i più convinti sostenitori.

All’improvviso Torino è diventata una località alla moda, fuori dal turismo di massa delle mete obbligate, ma destinazione privilegiata per artisti e creativi, per innovatori, per giovani alternativi, appassionati d’arte contemporanea, per curiosi intraprendenti e famiglie attente.

E gli uffici stampa si danno un gran da fare e i giornali non vedono l’ora di descrivere la metamorfosi della città bruttina e un po’ sfigata e dei suoi luoghi, che non sono più solo i notissimi Musei del Cinema e dell’Antico Egitto, ma una miriade di quartieri di tendenza, naturalmente predisposti alla creatività e ricchi di energie da condividere. Il Quadrilatero Romano è affollato di negozietti alla moda e artigiani scrupolosi, le piazze sono eleganti in modo sfacciato, il Parco del Valentino invita all’ozio lungo le terrazze sul Po.

O ancora, Il multietnico ed emergente San Salvario, ad esempio, descritto con occhi invaghiti dal regista Davide Ferrario in un delizioso articolo comparso su Vanity Fair sembra non aspettare altro che nuovi inquilini, amici di passaggio, avventori curiosi.

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