
Buttato un occhio all’Isola dei famosi se ne evince che:
- Le prime edizioni laggente ci andavano in perfetta forma perché stavano tutto il giorno in costume, adesso ci vanno i ciccioni per fare 7 chili in 7 giorni;
- Il Mago Otelma parla di sé al plurale perché giustamente anche io se avessi un addome così gli darei facoltà di parola;
- L’ex marito di Ivana Trump ha un seno niente male;
- Mi sa che son le prime puntate perché tra loro si chiamano “amore” “tesoro”
(Di Batchiara)
Qualsiasi coppia appena sfuggita all’assillo delle domande tipo “ma allora, quand’è che vi sistemate?“, quasi immediatamente dopo si sente chiedere: “Insomma, adesso che siete sistemati lo fate un bel bambino?”.
Ecco, le tre alternative possibili sono:
1) Non lo vogliono. In questo caso è significativamente improbabile che l’esortazione di un soggetto più o meno estraneo alla coppia li convinca, a meno che non sia un ricchissimo zio d’America che pone come condizione per una eredità multimilionaria quella che la coppia si riproduca entro una certa data.
2) Non possono averlo. In questo caso qualsiasi commento in merito, da parte di chiunque, non è altro che un rinnovare il dolore e obbligare la coppia a parlare di qualcosa di molto personale che magari preferirebbe tenere per sè. Sentirsi dire quanto dispiace (trattenendo l’impulso a rispondere “e sapessi quanto dispiace a me…”) e doversi sorbire ennemila discorsi dal “ma li potete adottare” al “ma non potete affittare un utero?” mentre stai lì a domandarti perché la gente non si faccia gli affaracci suoi su questioni tanto delicate.
3) Non sapevano come si fanno i bambini/non avevano mai pensato di averne. Mi rendo conto che questa terza opzione risulti la più improbabile, ma converrete che dà vita a conversazioni a loro modo interessanti:
- Perché non fate un bambino?
- Un bambino… ma che bella idea! Tesoro, hai sentito? Perché invece del corso di chitarra indiana e cucina cingalese non facciamo un bambino?
- Ma che idea deliziosa, cara! Annullo anche la prenotazione al golf club.
Oppure
- Perché non fate un bambino?
- Un bambino? cioè noi due possiamo fare un bambino? tutti da soli? così? ma dai… e io che pensavo che fosse una cosa complicata…
(Di Batchiara)
Dice “ma come, quella volta che eravamo fuori e si è detto dai una bottiglia in quattro ce la facciamo, te hai detto ok, basta che sia di quello buono e poi è finita che ne hai ordinata una seconda?”
Eh lo so, ma il vino – diceva mio nonno – il vino fa sangue. Fa anche l’alcolista – diceva la nonna – ma quello era un discorso che portavano avanti da sessant’anni e alla fine comunque il nonno è morto per un tumore, quindi non sapremo mai chi avesse ragione tra i due.
Dice “ma come, ma se quando si viene a cena da te, alla fine, già duramente provati da doppie razioni di cibo, arrivi tu con la boccia di grappa distillata dal babbo?”
Eh lo so, ma quelle son tradizioni di famiglia, non vorrai mica rivoltarti contro generazioni di antenati?
Dice “ma come, quella volta che sei andata a Padova e ti hanno chiesto l’hai mai bevuto, te, lo spritz e hai detto no, ma ci son lacune fatte apposta per essere colmate?”
Eh lo so, ma quelli non si sapevano decidere se fosse meglio lo spritz con l’aperol o quello col campari e insomma… mica per altro, ma se è per fare una indagine sociologica io non mi sento di tirarmi indietro: quando il progresso dell’umanità è in gioco, gli eroi si sacrificano volentieri. (In seguito una autorevole dottrina mi ha assicurato che no, è con l’aperol e da allora anche se si è perso l’intento scientifico si porta avanti il progetto per affermare il principio).
Dice “ma come, quando si esce tra amici te sei sempre quella che ma sì un vodka lemon che disseta non farà certo male, ma le cose ordinate dispari poi magari perdono il conto, fanne due?”
E lo so, ma ci avete provato voi a buttar giù una polenta col gorgonzola di un buffet milanese alle otto di sera? se mi servissero uno sturalavandini prenderei quello, ma in mancanza, vado di vodka. E poi – in fondo – la vodka è quasi acqua.
Potrei continuare a lungo, ma la conclusione è che io sono astemia.
Infatti non bevo sambuca. E neanche whisky.
(Di Batchiara)
1. Essere generosi. Non solo nel dare cose che non ti costano nulla, ma nel dare e nel dire cose che per te valgono molto, anche se magari per chi le riceve non hanno lo stesso valore: dare arricchisce te per primo.
2. Ascoltare. Se stessi, ma più ancora gli altri.
3. Provare sempre a mettersi nei panni altrui, non per pensare a come faremmo noi le cose se fossimo in loro, ma per imparare cosa fanno gli altri e capirli meglio, e scoprire nuovi modi per guardare alle cose, per farle.
4. Non dare mai per scontato nulla. Sapersi rimettere in discussione. Sapersi rimettere in gioco.
5. Non dimenticare mai che ci sarà sempre chi è più bravo di te, chi è più bello o più giovane, ma che tu sei unico, nel bene e nel male.
6. Non pensare mai più che si possa vivere una vita che rende felice te stesso, e anche una che rende felici gli altri. La vita è una sola.
7. Di fronte a chi è in difficoltà, mai infierire. Approfittare di una posizione di forza o di superiorità non aggiunge nulla alla tua forza o superiorità: fa solo di te una persona meschina.
8. Non dire cose importanti se non le senti profondamente come vere. E anche quando le senti come profondamente vere, non le dire mai subito. Aspetta. Solo se durano nel tempo, sono davvero importanti.
9. Se non sai cosa dire, stai zitto. Se non sai cosa fare, sorridi o abbraccia.
10. Ricordare sempre che niente è definitivo.
il link: http://batchiara.tumblr.com/


1) Internet serve a viaggiare di più: a chiacchierare giorno per giorno con le persone su internet, si finisce per scoprire le cose in comune e quelle no. Quelle no ti fanno venire voglia di aprire una produzione domestica di Napalm (e sì, su ff ho trovato anche chi si è reso disponibile a insegnarmi come…), oppure di invocare a voce stentorea un rapimento in massa da parte degli alieni, i Maya, la peste bubbonica o uno tsunami. Quelle sì, in compenso, ti strappano sorrisi anche nelle giornate no e spostano di una tacca verso il segno “più” la speranza in un futuro migliore. E siccome in tutto questo gran condividere e raccontarsi manca la parte per me fondamentale, che è poi la presenza fisica, finisce che viene voglia di prendere la bicicletta e andarle a trovare, le persone con cui hai qualcosa in comune. Certo, se l’amica o l’amico sta ad esempio a Roma e tu vivi a Milano, la bicicletta è un tantino scomoda, ma fortunatamente finché un viaggio in treno o in aereo non arriverà a costare un rene (e ci siamo vicini), ci sono modi e mezzi per raggiungere praticamente chiunque. E io quest’anno ho proprio viaggiato tanto (e ho ospitato tantissime persone meravigliose). E ci sono già dei nuovi spostamenti in programma per il 2012.