Pare che alle donne stia cascando di tutto: glutei, cosce, tette. Dopo i reggiseni che convogliano sul davanti brandelli di pelle recuperati anche da dietro le orecchie, dopo i leggings push up per un culo in paradiso, arrivano anche le magliette Pin Up. La linea è di Benetton ed è “progettata” (sì, usano proprio la parola “progettata”) per esaltare le forme del corpo. La si trova in quattro diversi modelli e sei colori e promette di enfatizzare le curve e trasformare anche le più sproporzionate delle acquirenti in “curvy-girl”.
La campagna pubblicitaria sui giornali prevede una foto sgranata e un occhialino 3D per guardarla meglio: accosti le lenti e vedi le grazie della modella venirti incontro.
Non solo: le migliori testimonial del prodotto diventano le acquirenti stesse, invitate a pubblicare sulla fan page di Facebook una foto che le ritrae con addosso la nuova tshirt, al grido di “Mostra la Pin Up che c’è in te”.
Son proprio curiosa.
Info su benetton.com
Negli ultimi anni Benetton ci ha abituato a campagne pubblicitarie variopinte e socialmente sostenibili, in nome di un politically correct funzionale ai suoi obiettivi di vendita.
Ma l’ultima di queste campagne, UnHate, che ritrae personaggi pubblici che baciano con passione sulle labbra i loro antagonisti politici, è stata considerata volgare e inutilmente provocatoria e ha per il momento avuto come risposte soltanto condanne morali, boicottaggi e azioni legali.
Eric Ravello, direttore creativo di Fabrica, l’agenzia di comunicazione interna all’azienda, si è affrettato a dichiarare che le sue intenzioni sono state fraintese e che il suo voleva essere un semplice inno al non-odio. Ma nel frattempo le immagini sono state ritirate ovunque e nessuno dei personaggi coinvolti pare aver colto il messaggio buonista. Anzi: da più parti si grida all’offesa e si lamenta l’oltraggio.
C’è da chiedersi, in termini pratici, quanto questo scandalo sollevato intorno al marchio ne stia effettivamente danneggiando le vendite.