In uscita negli Stati Uniti nel giugno 2012 e in Italia in data ancora ignota, questa rivisitazione contemporanea della storiella di Biancaneve ci fa interrogare a lungo sulla necessità di scomodare una venere come Charlize Theron per una favola che, a dirla tutta, avevamo affettuosamente infilato nel cassetto dei ricordi da decenni.
Diretta da Rupert Sanders, la pellicola prevede la bellissima Charlize nei panni della malvagia Strega Ravenna, impegnata quotidianamente a interrogare lo specchio delle brame su chi sia la più bella del reame e, nel tempo rimanente, a uccidere ignare fanciulle per assorbirne splendore e linfa vitale.
Un bel giorno lo specchio le dice “Tesoro, sarai figa quanto basta, ma oggi la più bella è la tua figliastra, Biancaneve. Fattene una ragione”. Biancaneve è impersonata da Kirsten Stewart, che nel 2012 resterà senza lavoro, perché finalmente destinata a vivere felice e contenta con il vampiro di Twilight.
Come disoccupata secondo me era più credibile che come eroina delle favole, ma tant’è, ce la troviamo di nuovo tra i piedi. La perfida Strega affida a Eric, il suo cacciatore di fiducia, interpretato da Chris Hemsworth, il compito di uccidere nel bosco la rivale in avvenenza e portarle indietro il cuore come prelibatezza da mangiare. Eric però disobbedisce: non ha animo di far fuori la fanciulla e anzi spende il suo tempo a farle da guida e mentore, insegnandole a difendersi e battersi, per sopravvivere nel regno della malvagia Ravenna.
Naturalmente la Strega scopre l’inganno e si servirà della celeberrima mela per eliminare per sempre la candida Biancaneve.
Non farò dello spoiler e non vi svelerò l’happy end. Solo vi chiedo: ne sentivamo il bisogno?
Il regista Daniele Vicari parla di questo film come di una produzione difficile, cui in pochi hanno volute partecipare a livello di finanziamenti e appoggi, tanto che per la pellicola, di cui si parla da tempo e il cui trailer è da mesi in distribuzione, non è ancora prevista una data di uscita.
Una lavorazione internazionale per raccontare la storia di uno degli episodi più inquietanti della nostra storia recente, quella del G8 del 2001, che vide nella notte tra 21 e 22 luglio a Genova, l’irruzione di 300 poliziotti e 70 agenti di un reparto speciale nella scuola Diaz, concessa dal comune al Genoa Social Forum come sede del loro media center, e in seguito, anche come dormitorio. Vi si trovavano in quel momento 93 giovani provenienti da diverse nazioni e impegnati in una protesta pacifica contro il summit. Sui violenti scontri tra le forze dell’ordine e i manifestanti, disarmati e semiaddormentati, si cerca di far luce, anche attraverso due processi, da molto tempo.
Nel cast troveremo Elio Germano, Claudio Santamaria, Pippo Delbono, Rolando Ravello, Alessandro Roja, Jennifer Ulrich, Monica Dean, Paolo Calabresi, Ralph Amossou.
E’ in uscita anche nelle sale italiane “J. Edgar”, il nuovo film di Clint Eastwood. Il vecchio Clint ci ha ormai abituati all’annuale film, tanto che da qualche tempo mi chiedevo con apprensione quanto mancasse all’arrivo del prossimo. Non sono tutti di uguale livello, lo sa lui e lo sappiamo noi, ma lo seguiamo sempre. Per amore. Almeno, io lo seguo, per amore sincero.
“J. Edgar” promette di essere un’ottima biografia del fondatore, direttore e, di fatto, padrone dell’FBI dal 1935 e per decenni. Il talentuoso Leonardo Di Caprio ne veste i panni, affiancato da Naomi Watts in quelli della segreteria personale di J. Edgar Hoover durante la sua lunghissima permanenza nella struttura investigativa. Insieme a loro troviamo Josh Lucas, Judi Dench e Armie Hammer, in un cast impeccabile ed efficace alla complessa narrazione.
Come di consueto, infatti, Eastwood approfitta di una biografia d’eccezione per raccontarci d’altro, di solitudini, potere, influenza, personalità. Approfitta di quel che Hoover è stato per gli Stati Uniti per mettere in scena potenti suggestioni ed energiche critiche politiche e sociali. E lo fa con abilità, senza affidare alla retorica facile della macchina da presa temi altrove, e da altri, trattati con snobistica supponenza.