Quando Tim Burton ha messo in scena Alice in Wonderland, portandomi al cinema a vedere una di quelle favole grottesche che hanno impressionato e turbato l’infanzia di molti, non sapevo che la colonna sonora fosse di Avril Lavigne.
L’ho scoperto per caso e l’ho scoperto dal vivo: dichiaro qui senza timore di compromettere una reputazione che non ho mai guadagnato di aver presenziato a una delle date del Black Star Tour, in qualità di accompagnatrice di giovane sedicenne dai lunghi biondi e lisci capelli, gli stessi capelli della sua cantante del cuore.
Per chi di lei conoscesse soltanto le poche hit di RDS, tipo me, preciso che Avril Lavigne è una ventisettenne canadese che scrive e compone personalmente i propri brani, tutti orecchiabili e gradevoli, per lo più ballate struggenti e canzonette pop da ballare sotto al palco durante le esibizioni live.
L’emulazione, in particolare fisica, delle sue fan ha dell’incredibile: chilometri di chiome liscissime, tendenzialmente davanti alla faccia, magliette striminzite, trucco sfacciato per gli occhi, resi profondi e inquieti da una pesante mano di nero. Mi sono adeguata al look, anche se ho nascosto i capelli, non abbastanza lunghi, in due codini ai lati della nuca.
Ed è stato divertente. Molto. Quando poi si è messa sul piano, non al piano ma sul piano, seduta sopra, per cantare Alice (underground) e ci ho riconosciuto i passi di Alice e del Cappellaio Matto ho avuto un attimo di commozione.
E confesso di averla cantata a squarciagola. Così come ho cantato, senza paura che le adolescenti urlanti al mio fianco si accorgessero di quanto sono stonata, When you’re gone, col cuore infranto, come da copione, sul ritornello: When you walk away I count the steps that you take Do you see how much I need you right now.
Mi sono mimetizzata benissimo.
Ho avuto i primi dubbi quando ho letto che il Traffic Free Festival, per il 2011, non si teneva più in mezzo ai prati ai margini della città, niente Pellerina o Reggia di Venaria, bensì in piazza San Carlo, nel salotto barocco della TCC, la Torino Che Conta. Ora che ho finalmente sotto mano il programma della rassegna il dubbio si è tragicamente trasformato in una certezza: mi hanno ucciso Traffic.
Il Festival gratuito di luglio, capace di attirare spettatori da tutta Italia e non solo, caratterizzato da rispolverate di celebrità vintage accanto a nomi emergenti della scena internazionale, quest’anno è diventato poco più di una fiera di paese. Ecco perché non allestiscono il mega palco in qualche arena capace di ospitare decine di migliaia di persone: non occorre, le decine di migliaia di persone quest’anno faranno altro. È sufficiente piazza San Carlo, in pieno centro, che di persone ne contiene 15 e tanto non ce ne aspettiamo di più.
Ma l’avete letto il programma di quest’anno? L’avete letto? Prima di rileggerlo insieme vi racconto chi erano gli ospiti degli anni passati, li elenco a caso: Lou Reed, Nick Cave, Daft Punk, Underworld, Iggy Pop, Tricky, Patty Smith, Sex Pistols. Ok ok, posso anche ammettere che alcuni di questi nomi possono farvi sorridere, ma vogliamo metterli accanto a quelli previsti dal 5 al 10 luglio 2011? Francesco De Gregori, Edoardo Bennato, Eugenio Finardi. Che vanno benissimo eh, son dei grandi artisti. Ma che cos’hanno a che fare questi nostri cantautori con lo spirito che ha animato il Traffic Free Festival fino a qualche tempo fa? Qualcuno me lo spiega? Mi si dirà che mancano i soldi per riproporre il Festival con le sue caratteristiche originarie. Che se vogliamo il gratuito in piazza si vada ad ascoltare De Gregori che tanto Lou Reed ormai è quasi morto. Io non voglio nemmeno sentir parlare di soldi, considerando quanti poteva, o potrebbe, muoverne un evento come Traffic a livello di sponsor, indotto e visibilità. Voglio capire se quest’anno va così ma l’anno prossimo chissà oppure se me lo devo scordare per sempre.
I palcoscenici estivi, si sa, sono sempre pieni. Le serate tiepide incoraggiano concerti all’aperto e il pubblico affronta di buon grado zanzare, code ai botteghini e parcheggiatori abusivi pur di passare una serata sotto le stelle.
Alle porte di Torino riapre per la consueta stagione Venaria Real Music , il festival della Reggia sabauda, dal 15 giugno al 28 luglio.
Il cartellone è eterogeneo che più eterogeneo non si può e ci trovate dentro di tutto, dai cantautori ai monologhi di Marco Paolini, dal jazz al pop, dal rap a Margherita Hack, che verrà accompagnata dalla voce di Ginevra Di Marco in un duetto di cui non riesco a immaginare i contorni.
È lecito interrogarsi sulle dinamiche di una tale varietà di nomi e generi. Ed è lecito incontrare in questo pinzimonio misto di suggestioni artistiche qualcosa o qualcuno che incontri il nostro gusto.

