Chi possiede uno smartphone lo sa: bastano due o tre scatti per Instagram, poi scaricare un paio di app e chattare un’ora di fila mentre aspettiamo il nostro turno alla posta per veder la batteria che lancia sos alla nostra attenzione.
Il problema è che quando sei in vacanza e magari passi la giornata intera in giro, tipo in spiaggia ad ambrarti le spalle, non hai una presa elettrica a portata di mano. C’è chi ha pensato anche a questo, con un ritrovato ecofriendly: un caricabatteria che sfrutta i raggi del sole. Si tratta di Power Fort Solare, prodotto da Choiix e in vendita a cifre accessibili (il prezzo è meno di 60 €) che ricarica il telefono grazie a dei minipannelli solari mentre il proprietario risolve un sudoku in riva al mare o in mezzo a una radura alpina.
E non importa se l’estate attuale tutto ci sta regalando tranne che temperature adeguate, perché bastano 10° C per far funzionare il nuovo giocattolino. Il che significa che possiamo portarlo a tutte le latitudini e che non sarà una giornata di cielo coperto a lasciarci a telefono spento.
Non capisco perché ancora non lo possiedo.
Si è chiuso a San Francisco The Ecosex Symposium, un meeting di tre giorni dedicato agli ecosessuali, ovvero coloro i quali hanno talmente a cuore le sorti dell’amato pianeta da non dimenticarsene mai, nemmeno durante l’amplesso. Anzi: il pianeta non è amato, è amante. È parte integrante della sessualità di questi professionisti dell’amore versione green. Gli argomenti in programma nell’acceso dibattito ecofriendly sono molti e piuttosto bizzarri: l’estasi del giardinaggio, spuntini a chilometri zero durante la pausa pranzo dei film porno, sostituire lo stereotipo dell’idraulico avvenente con quella di un nerboruto installatarore di pannelli solari.
A ripensarci avremmo potuto contribuire con qualche spunto all’accurata analisi dei giorni scorsi. Per quanto riguarda la trama dei film porno, ad esempio, non so quanto incida, ma senz’altro può contribuire la luce: niente americane sul set, facciamo tutto in esterni col favore della luce del sole. Sui preservativi biodegradabili si son già spese molte parole, l’innovazione potrebbe essere nel riciclo di quelli che non biodegradano: se ne possono fare simpatici copricetriolo da borsetta o interessanti elastici per capelli. E all’estasi del giardinaggio avrei da aggiungere quella per il giardiniere in bermuda.
Ci sono azioni quotidiane – e solo alcune obbligate – che generano senso di colpa. Per chi è a dieta mangiare un dolce, per chi è scarso di punti sulla patente correre in A4, per me buttare via ettolitri di acqua potabile quando tiro lo sciacquone.
Esagerato? Non direi se solo pensiamo che la quantità di acqua che buttiamo nel water in dodici mesi è la stessa che beviamo in quarant’anni.
La soluzione pare sia stata trovata. Wired racconta che a San Isidro, in Bolivia, hanno ideato dei bagni secchi. Il water è diviso in due, da un lato viene raccolta l’urina che poi verrà diluita e riutilizzata come nutrimento per le piante, dall’altro le deiezioni solide, che finiscono in camere di cemento stagne, coperte di terra e cenere e lì lasciate a maturare tramite microorganismi fino a diventare, dopo mesi, concime ricco di calcio, potassio, fosforo e nitrogeno.
Gratis e non puzza, dicono.
Pensiamoci, perché la cacca è infinita, l’acqua no.
Via | Wired

