Mentre chi c’è gode e chi non c’è rosica, cercando in rete notizie, immagini e scoop dal matrimonio del momento, noi di Splendidi Quarantenni LifeStyle riceviamo in esclusiva mondiale le prime fotografie e le indiscrezioni dell’evento. Parliamo naturalmente del “sì” che alle 12 hanno pronunciato la nostra blogger Sidgi – Spritz all’Aperol e il suo appena marito Serena Gandhi, penna di Spinoza che, nonostante il nick con cui la rete lo segue, vi assicuro che è un uomo.
Le scarpe delle invitate restano argomento gettonatissimo, insieme al trucco della sposa, la dentiera di zia Pina e la qualità del buffet.
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Un due tre… via ai commenti!
Inseguita dalle telecamere dei giornalisti sportivi e fotografata nelle tribune dei tornei di tennis, la bellissima Jelena Ristic si gode l’amore del fidanzato, da qualche tempo promesso sposo, il campione serbo Novak Djokovic, visto lunedì sera cimentarsi in un incontro di padelle per castagne con Fiorello al teatro 5 di Cinecittà.
Il matrimonio era dato per imminente ma la domanda relativa arrivata da Fiore ha provocato un silenzio eloquente e divertito. Uno sketch forse.
Comunque aspettando l’annuncio, se ci sarà, i due non si fanno mancare niente: vittorie, comparsate televisive, vacanze esclusive, tappeti rossi mondani. E la bella Jelena probabilmente ride divertita, a favore di telecamera, delle 812 milioni di inquadrature a lei riservate durante la diretta mondiale dell’ultima finale di Wimbledon.

L’ultima sullo sgangherato e moribondo istituto del matrimonio viene dall’Olanda.
Qualche settimana fa ha aperto l’Hotel Spaccacuore, un esclusivo albergo dove le coppie stressate dalla convivenza entrano sposate al venerdì ed escono liberate la domenica sera.
Appena arrivi ti mettono a disposizione un avvocato divorzista, un notaio, uno psicologo per i bambini, un mediatore, un consulente finanziario e un consulente immobiliare.
In 48 ore ti risolvono tutti i problemi legati al divorzio, senza andare mille volte dall’avvocato. In un week end decidi le visite ai bambini, a chi va l’auto, chi si tiene la casa, chi paga l’apparecchio per i denti e poi l’organizzazione formalizza tutto tramite deposito in tribunale.
Il costo? 2500 euro, comprese cene e due camere singole.
Non è una brutta idea anche perché gli accordi più difficili li ottieni per sfinimento, senza uscire dall’ambiente della trattativa. Tuttavia in Italia sarebbe irrealizzabile. Da noi, a tutto concedere, potresti sfruttare il week end per trovare l’accordo e stilare gli atti, ma la formalizzazione del divorzio comporterebbe comunque l’attesa dell’udienza e la comparizione in Tribunale. E altro che 48 ore.
Una buona notizia c’è però: in Italia per un divorzio congiunto senza problemi immobiliari e con accordi chiari sui figli puoi star dentro ai duemila euro.
Nella vita, come nell’arte, è difficile dire qualche cosa che sia altrettanto efficace del silenzio (Wittgenstein)
“Efficace anche in senso negativo, le cose non dette si stendono come un velo sui rapporti ed impediscono loro di respirare, li soffocano, creano incomprensioni insanabili.
Sotto il velo del non detto i rapporti tra le persone, di qualunque natura essi siano, lentamente si deteriorano e marciscono. Il più delle volte non è possibile capire tutto ma parlarsi aiuta a capire tanto ed a trovare un sano equilibrio.
A volte le cose dette i rapporti li stroncano… ma meglio una relazione chiusa e arrivederci che passare il tempo a tormentarsi facendosi mille domande e trovando dentro di sè mille risposte diverse, tutte sbagliate.
Il tempo è troppo prezioso per sprecarlo cronicizzando il malessere creato dal tormento interiore. Alla fine è comunque sempre meglio Vivere che sopravvivere.“
(Questo è un pensiero che avevo pubblicato in un vecchio Merciaioblog, a suo tempo asfaltato)
Ci racconta l’Istat che il matrimonio in Italia proprio non tira più. Insomma i dati sono molto chiari: dal 1995 al 2008 le separazioni sono raddoppiate e i divorzi hanno subito un incremento del 61%. Pare che l’uomo getti la spugna intorno ai 45 e lei verso i 41.
E tanto per fugare ogni dubbio è bene precisare che le statistiche Istat non sono farlocchi exit poll: nessuna cancelleria di tribunale ti consente il deposito dell’istanza di separazione o divorzio se non alleghi il modulo anonimo dell’istituto di statistica nazionale. Ergo, ci possiamo fidare.
Ma il matrimonio non solo finisce sempre più spesso. Ormai manco comincia più. Ancora il crudele ente statistico ci rende noto che i matrimoni nell’ultimo biennio son calati di trentamila cerimonie: nel 2008 se ne celebravano 4,1 ogni mille abitanti, nel 2010 si scende a 3,6.
Sebbene qualche isolata voce tenda ancora ad accreditare il matrimonio come un istituto a tutela delle donne, bisogna prendere atto che lo sposalizio non ha più l’appeal di un tempo. I sociologi si affannano a darci una spiegazione del fenomeno che sarebbe legato all’accresciuta individualità del singolo, alla ricerca del proprio benessere personale a scapito di un impegno a tempo indeterminato che comporterebbe sacrifici e rinunce.
Insomma si vive alla giornata, senza il bisogno di appesantire la vita a due con adempimenti burocratici, complice una precarietà nel lavoro che – per comprensibile riflesso condizionato – riduce a collaborazione coordinata e (forse) continuativa anche la convivenza amorosa di due persone.
Ma questa volta giudizi non bisogna darne. E’ l’ennesima spia che quella dei trentenni è la generazione dell’insicurezza, della precarietà, della minima progettualità dovuta alla scarsa fiducia nel futuro. Sarà bene porci adesso la dovuta attenzione per scongiurare un salto generazionale che non ci possiamo permettere.























