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Dal 5 al 17 novembre la Galleria “Arianna Sartori – Arte” di Mantova, in via Ippolito Nievo 10, ospita la mostra delle pittrici Giusi Santoro e Adriana Marchetto.
L’inaugurazione è prevista per Sabato 5 novembre alle ore 17.00, con presentazione del Prof. Arch. Gianluigi Guarneri Fluttuanti fili fluidi di materia sublimano in una dimensione rarefatta e si accumulano in sedimenti di memoria, consolidandosi per poi evaporare attorno ad un imponderabile destino, oracolo delle opere di Giusi Santoro e Adriana Marchetto. In una progressiva sintesi emotiva “Valenze parallele” racconta il viaggio ideativo delle due artiste tramite le sensibili idealità di una ricercata osmosi plastico pittorica. Pur rimanendo distinte nelle personali scelte ideative, le opere dialogano tra loro, generando elaborazioni dinamiche del tutto inedite e affascinanti. Nelle opere di Giusi Santoro sabbie e grumi di colore alludono ad una totale ricerca di immanenza, dove lo spazio diviene luogo di sperimentazione, allusione sentimentale, intima percezione. Allieva di Eva Tea, Aldo Carpi, Cantatore , Purificato, trova nella materia una gamma tonale raffinatissima , sottesa nelle calde tonalità dei bianchi, dell’avorio, dei gialli . I colori sublimano in una dimensione eterea e suadente, le sfumature pacatamente degradano da un colore ad un altro in modo raffinato ed armonico creando calibrate armonie tonali appena rilevate. La materia sfarina in polveri sottilissime, si distende omogenea sul substrato, si dilata in equilibrate campiture cromatiche dove il tempo, quale entità complementare abbandona lo spazio, per vivere una dimensione a sé, nello scrigno di un io percettivo altro. Mescolati pigmenti cromatici ad olio, ad acrilico, a fresco, a secco, assumono una consistenza marmorea con profonde allusioni alle naturali germinazioni rocciose presenti nell’area mediterranea. Emozioni, sensazione plasmano la luce, raccontano, tra dissolvenze rarefatte ed irrefrenabili fremiti, la bellezza cosmica dei contrasti cromatici, sintetizzata con rapidi gesti, colti e suadenti , nitidi e determinati. Nei dipinti di Adriana Marchetto “libere geometrie “donano respiro all’universo tramite ricercati percorsi geometrici dove la forma ellittica ad intreccio diviene il leit-motive delle composizioni. Gialli, ocra, ovattate degradazioni violacee diventano il paradigma delle figurazioni, dove la linearità prevedibile delle geometrie viene piegata dalla dinamicità temporale degli eventi. Energie primordiali si scontrano in spazi cosmici improbabili, definiti da silenti volute che improvvisamente si trasformano in roteanti cerchi dall’immensa espansione. Affiora nelle opere di Giusi Santoro e Adriana Marchetto una sensibile tensione verso la luce, il rigore esecutivo, la ricerca di infinito generando affinità formali, colte convergenze espressive, rigorose razionalità figurative, unite ad un profondissimo ed evocativo lirismo rappresentativo . Prof. Arch. Gianluigi Guarneri |
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| orario: da lunedì a sabato 10-12.30 e 16-19.30, chiuso festivi (possono variare, verificare sempre via telefono) |
Tempo fa, quando mi hanno chiesto “Andiamo a vedere la mostra di Steve McCurry?” io dissi “Va bene, chi è?”. Credo che sia la risposta standard. Poi metti il nome su google e scopri che lo sapevi benissimo chi è.
Steve McCurry è un fotografo. O un fotogiornalista, dipende da come si vuol descrivere la sua opera. Tutti abbiamo visto la sua incantevole e incantata donna afghana dagli occhi verdi e i suoi paesaggi orientali e i suoi ritratti di colori esotici. Solo che non avevamo mai dato un nome al fotografo, come spesso accade quando abbiamo di fronte un’immagine che ci seduce e poco ci importa, in prima battuta, di sapere da dove arriva.
Ecco, arriva da un occhio talentuoso capace di sorprendere, meravigliare, impensierire ed emozionare. Vien voglia di restare fermi a fissarli, certi scatti, fino a che non sono così profondamente parte della nostra cornea da diventare quasi un pezzo dei nostri ricordi, anche se in quei paesi non siamo mai stati e quei volti non li abbiamo mai incrociati.
È passato oltre un anno dalla monografica dedicata a Steve McCurry nel Palazzo della Ragione di Milano e inizio a chiedermi quando e dove mi sarà di nuovo concesso di fare un viaggio attraverso i suoi occhi.
Link | www.stevemccurry.com
La notorietà di film come Basquiat, Prima che sia notte e Lo scafandro e la farfalla fanno spesso dimenticare che Julian Schnabel nasce e si afferma artisticamente come pittore e successivamente, dagli anni ottanta, anche come scultore.
Il Museo Correr di Venezia fino al 27 novembre 2011 dedica al poliderico artista newyorkese una rassegna di quaranta opere intitolata Permanently Becoming and the Architecture of Seing.
La retrospettiva veneziana vuole andare oltre il plate paintings, mostrandoci uno Schnabel che si avvale di supporti e materiali diversi passando dal velluto alla tela cerata, da pezzi di legno a vele, fotografie, tappeti, teloni e in generale a qualunque superficie piatta che ispiri i suoi processi creativi.
Gerrit Rietveld non lo sappiamo quasi pronunciare, è nato nel XIX secolo ed è morto da decenni. Ma tutti, dico tutti, abbiamo guardato un giorno le sue sedie, o i mobili da lui concepiti, o gli edifici da lui immaginati e progettati e abbiamo pensato “come diamine è possibile”.
Poi di lui non sapevamo niente e ci si limitava a riflessioni perplesse e commenti smarriti. Già, come diamine è possibile. Ma senza Gerrit Rietveld molti spazi e molte forme del XXI secolo non sarebbero probabilmente le stesse. Per celebrare il genio di questo falegname visionario e architetto avveniristico, la Fondazione Maxxi di Roma propone la prima retrospettiva monografica in Italia, fino al 10 luglio.
Se siete di passaggio a Roma e il barocco vi ha stancato, gli affreschi rinascimentali vi annoiano e Villa Borghese l’avete già vista in gita negli anni Ottanta, vale la pena farci un salto.
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