Video arte, installazioni, performance, living sculpture, ritratti, attori famosi che prestano il loro volto a interpretazioni bizzarre, animali veri o verosimili.
Tutto questo, e anche qualcosa di più, nella mostra dedicata a Robert Wilson allestita a Palazza Madama, Torino, fino al 6 gennaio 2013. Ogni opera è corredata da una targa che tenta di spiegare al visitatore quel che ha davanti, procedimento utile ma non necessario, dal momento che quel che si ha di fronte diventa gioco, provocazione, messinscena fantastica e l’esegesi non sempre occorre.
Straniante ma azzeccato l’allestimento, che prevede le video installazioni (o meglio: i video ritratti) in mezzo ai saloni nobili dello splendido palazzo, tra quadri secenteschi di nobili decaduti e arredi barocchi. Alcuni degli attori e personaggi che si sono divertiti a prestare il loro volto per l’artista: Johnny Depp, Isabella Rossellini, Jeanne Moreau, Macaulay Culkin, Steve Buscemi.
E, naturalmente, Brad Pitt, in mutande sotto la pioggia con in mano una pistola ad acqua, in una delle interpretazioni migliori della sua carriera, a mio modesto avviso.
Ma la mostra, alla fine, resta indescrivibile: andate a vederla.
The Artist è stato, senza alcun dubbio, la rivelazione di quest’anno di cinema: una pellicola che per parlare del passaggio, negli anni Venti, dal film muto al sonoro si fa muta anch’essa e si affida unicamente alla straordinaria espressività dei suoi talentuosi attori (Jean Dujardin e Bérénice Bejo, i protagonisti) e ad una superba colonna sonora.
Se quella del regista, Michel Hazanavicius, era (anche) una sfida nei confronti del cinema odierno, quello degli effetti speciali strabilianti e del 3d, non si può dire che non sia stata pienamente superata: il consenso unanime di pubblico e critica è la dimostrazione di come l’affabulazione che procede per immagini e musica e qualche raro cartello con brevi battute scritte, non abbia mai smesso, né smetterà mai, di nutrire gli occhi e l’immaginazione degli spettatori di oggi, esattamente come quelli di ieri.
Ma The Artist è anche un film in cui la lettura del muto si compie a vari livelli, non solo nella storia e nella modalità di raccontarla, ma anche nell’uso sapiente e metaforico dei rumori, gli unici, rari, suoni mondani ammessi per buona parte del film: se continui sono i rimandi all’incapacità di parlare, a se stesso e agli altri, del protagonista George Valentin, l’attore di successo la cui parabola discendente inizierà con l’avvento storico del sonoro, pura emozione è il sogno in cui anche una foglia che cade si fa ascoltare (letteralmente ma non solo) più della voce che dalla sua gola sembra non poter uscire.
The Artist> è stato il frutto di un lungo e profondo studio da parte di Hazanavicius del cinema degli anni Venti e la medesima, attenta ricerca ha coinvolto anche l’autore delle musiche, Ludovic Bource: mai come in questo caso la colonna sonora si fa voce delle scene, degli stati d’animo e delle vicende interiori ed esteriori dei suoi protagonisti, si fa parola del racconto e dell’emozione, alternando commedia a disperazione, commozione a leggerezza, con tutta l’intensità che può essere sprigionata da un’orchestra, la Flanders Philharmonic Orchestra di Bruxelles, di ben 80 elementi.
Su www.deezer.com se ne possono ascoltare i brani. Il resto è da scoprire seduti, nella magica oscurità senza tempo, è proprio il caso di dirlo, del cinema che sa appassionare.
The Artist, 2011, di Michel Hazanavicius
E’ in uscita anche nelle sale italiane “J. Edgar”, il nuovo film di Clint Eastwood. Il vecchio Clint ci ha ormai abituati all’annuale film, tanto che da qualche tempo mi chiedevo con apprensione quanto mancasse all’arrivo del prossimo. Non sono tutti di uguale livello, lo sa lui e lo sappiamo noi, ma lo seguiamo sempre. Per amore. Almeno, io lo seguo, per amore sincero.
“J. Edgar” promette di essere un’ottima biografia del fondatore, direttore e, di fatto, padrone dell’FBI dal 1935 e per decenni. Il talentuoso Leonardo Di Caprio ne veste i panni, affiancato da Naomi Watts in quelli della segreteria personale di J. Edgar Hoover durante la sua lunghissima permanenza nella struttura investigativa. Insieme a loro troviamo Josh Lucas, Judi Dench e Armie Hammer, in un cast impeccabile ed efficace alla complessa narrazione.
Come di consueto, infatti, Eastwood approfitta di una biografia d’eccezione per raccontarci d’altro, di solitudini, potere, influenza, personalità. Approfitta di quel che Hoover è stato per gli Stati Uniti per mettere in scena potenti suggestioni ed energiche critiche politiche e sociali. E lo fa con abilità, senza affidare alla retorica facile della macchina da presa temi altrove, e da altri, trattati con snobistica supponenza.