
Al via oggi le proiezioni del 29TFF, la 29esima edizione del Torino Film Festival, inaugurata dal direttore artistico Gianni Amelio ieri sera al Teatro Regio, circondato da presenze più o meno illustri: Penelope Cruz in nero arriva al braccio di Sergio Castellitto, Valeria Golino, Laura Morante, Carolina Crescentini, Charlotte Rampling, sindaco e assessori.
Attesi ma assenti Javier Bardem, Riccardo Scamarcio, Nanni Moretti. Inattesi ma presentissimi universitari e precari della cultura in sit-in di protesta contro i tagli passati e previsti.
Atmosfera bellissima, Torino fredda ma accogliente, centro sfavillante e l’immancabile imprevisto: la proiezione inaugurale di Moneyball in ritardo di oltre un’ora per un difetto nella pellicola inviata dalla Warner Bros.
Ma niente di irreparabile e il Festival comincia. Ci vediamo in sala.
Nasce qualche anno fa a Torino come evento off di Artissima, come allegra messa in scena d’arti varie in opposizione alla fiera patinata del Lingotto, frequentata da addetti ai lavori e galleristi alla moda.
Ora Paratissima è alla sua settima edizione, dal 2 al 6 novembre, proprio mentre l’Oval, al Lingotto, ospita come di consueto la Fiera Internazione d’Arte Contemporanea.
E’ difficile dire che cosa Paratissima sia diventata negli ultimi anni: nata come protesta, cresce senza direzione ma sviluppa una sua identità, senza lasciarsi infilare nelle gabbie di un genere prestabilito. Oggi è una vetrina per gli artisti senza galleristi, una passeggiata tra surreali rappresentazioni di giovani creativi refrattari ai linguaggi istituzionali, un agglomerato di avventori tra i quali non si distinguono più i pittori dai passanti, i fotografi dai fotografati, i video maker dai soggetti ripresi.
Forse è solo una grande installazione collettiva.
Info su www.paratissima.it
Vale la pena scoprire questo progetto del Movimento Consumatori attivo nella Provincia di Torino, il GAC – Gruppo di Acquisto Collettivo -, uno strumento semplice ed efficace per acquistare prodotti di stagione rigorosamente a Km 0. Come funziona?
Queste le parole con cui viene descritta l’iniziativa: E’ un progetto di filiera corta pro concorrenziale che prevede la sperimentazione, costituzione e gestione, sul territorio della Provincia di Torino, di forme di acquisto collettivo quale risposta concreta alle esigenze e alle peculiarità dei territori, in relazione al problema della vulnerabilità sociale, con l’obiettivo di favorire, attraverso l’aggregazione di individui, la condivisione di percorsi di consapevolezza e responsabilizzazione verso stili di consumo più’ sobri, più salubri e meno esposti alle turbolenze di mercato.
I GRUPPI D’ACQUISTO COLLETTIVO (GAC) non sono altro che un insieme di persone che provvedono a effettuare i loro acquisti in maniera collettiva direttamente dai produttori.
E’ un progetto di filiera corta: acquistare alimenti direttamente da produttori biologici locali o nazionali in modo da tagliare i passaggi intermedi della filiera tradizionale che incidono considerevolmente sul prezzo finale del prodotto e da ottenere prezzi più convenienti.
In pratica tu, acquirente, consulti online i prodotti disponibili tra i quali, naturalmente, trovi i periodici aggiornamenti stagionali di frutta e verdura. Fai il tuo ordine direttamente dal sito e scegli quando e dove andare a ritirare la tua spesa tra i diversi punti di distribuzione. Ti trovi così la dispensa, e non solo, ricca di prodotti di qualità e di specialità locali, provenienti dal territorio e quindi ecosostenibili. Sono anche buoni perché, al di là della facile retorica su quanto è saporito in autunno il cavolo nero dell’orto dietro casa, è incontestabile il fatto che un pomodoro che si fa 3.500 km per arrivarti nell’insalata in febbraio abbia sofferto parecchio.
Hanno abbattuto il mastodontico stadio delle notti magiche di Italia 90, il Delle Alpi, sono arrivati con le ruspe e hanno spianato la collina. A chi passava restava lo sconcerto per un’opera così titanica rasa al suolo e la curiosità di sapere cosa sarebbe successo su quel terreno e, soprattutto, in quanto tempo sarebbe sorto il nuovo stadio della Juventus.
Perché lo sapevano tutti, a Torino, a che scopo le rovine di uno stadio in disuso venivano portate vie con tanta premura: per far spazio al campo della Juventus. Uno stadio completamente nuovo, di quelli che finora si erano visti solo il tv: uno di quegli stadi con i posti a sedere praticamente a bordo campo, con il supermercato, i negozi, la socializzazione obbligata.
Che alla fine funzioni nei suoi scopi, che sia un successo economico oltre che sportivo, che conduca in curva le famiglie oppure no, tenendo lontani i facinorosi e i violenti degli spalti, poco importa. Quel che conta è che un certo concetto di nuovo è destinato, lo si voglia o meno, a trovare la sua forma anche nelle architetture post moderne di uno stadio di calcio.
www.ilnuovostadiodellajuventus.com
Il primo di questi Gate, come lo chiamano, è aperto a Torino da qualche mese. Ma a breve ne sorgeranno anche a Milano, Brescia, Bergamo, Venezia, Roma, Bologna e molte altre città. Non è facile trovare le parole per raccontarvi di che si tratta. Parlare di “camera a ore” è senz’altro inadatto e di certo gli artefici di questo business dell’amore creativo lo troverebbero offensivamente riduttivo.
Nel materiale promozionale è descritto così:
Un nuovo luogo di evasione da vivere in coppia, per condividere alcune ore, una notte o un weekend di intimità e intenso relax. Un’esperienza per accarezzare atmosfere e sensazioni di paesi lontani, nel tempo e nello spazio.
Questo è SixLove. Non camere ma vere e proprie destinazioni, in cui il comfort e la riservatezza si fondono con il piacere, nel calore di un grande bagno avvolgente o una sauna privata, di un bagno turco o un idromassaggio, di un’affascinante stanza del sale. Solo per voi.
Ogni ambiente una meta diversa, ricca di colori, profumi, suoni. Ogni esperienza un viaggio multisensoriale nella fantasia. Per rendere indimenticabili anche le tue ricorrenze importanti (compleanni, anniversari e ogni momento speciale), prenota un SixDay.
Tutto nel massimo rispetto della privacy, tutto nell’eccellenza di un servizio top class. A un costo corretto.
A Torino il primo paradiso dei sensi e delle emozioni è aperto. SixLove.
Dunque. Esperienza sensoriale. Non camere ma destinazioni. Bagno avvolgente. Privacy. Costo corretto. SixLove. Allora, si tratta di questo: un hotel dove prenotare qualche ora in compagnia. Cosa c’è di diverso rispetto al motel all’uscita della tangenziale? Le stanze a tema. A tema significa proprio che ogni stanza vi accompagna da qualche parte: l’antico Egitto, il giurassico, l’isola di Tonga, il deserto. Il tutto con rigore scenografico, tende beduine, cieli finti, letti imperiali, caverne in plexiglass. Con parcheggio riservato naturalmente. Quattro ore ve le danno a partire da 75 €, tutto escluso e la cartolina che vi invita a prenotare recita Per un piacere adulto. Il sito è uno spasso e le fotografie a scorrimento mostrano coppie ammiccanti in pose improbabili.
Qualcuno va a provarlo e poi ci racconta?
Info su www.sixlove.it
Ho avuto i primi dubbi quando ho letto che il Traffic Free Festival, per il 2011, non si teneva più in mezzo ai prati ai margini della città, niente Pellerina o Reggia di Venaria, bensì in piazza San Carlo, nel salotto barocco della TCC, la Torino Che Conta. Ora che ho finalmente sotto mano il programma della rassegna il dubbio si è tragicamente trasformato in una certezza: mi hanno ucciso Traffic.
Il Festival gratuito di luglio, capace di attirare spettatori da tutta Italia e non solo, caratterizzato da rispolverate di celebrità vintage accanto a nomi emergenti della scena internazionale, quest’anno è diventato poco più di una fiera di paese. Ecco perché non allestiscono il mega palco in qualche arena capace di ospitare decine di migliaia di persone: non occorre, le decine di migliaia di persone quest’anno faranno altro. È sufficiente piazza San Carlo, in pieno centro, che di persone ne contiene 15 e tanto non ce ne aspettiamo di più.
Ma l’avete letto il programma di quest’anno? L’avete letto? Prima di rileggerlo insieme vi racconto chi erano gli ospiti degli anni passati, li elenco a caso: Lou Reed, Nick Cave, Daft Punk, Underworld, Iggy Pop, Tricky, Patty Smith, Sex Pistols. Ok ok, posso anche ammettere che alcuni di questi nomi possono farvi sorridere, ma vogliamo metterli accanto a quelli previsti dal 5 al 10 luglio 2011? Francesco De Gregori, Edoardo Bennato, Eugenio Finardi. Che vanno benissimo eh, son dei grandi artisti. Ma che cos’hanno a che fare questi nostri cantautori con lo spirito che ha animato il Traffic Free Festival fino a qualche tempo fa? Qualcuno me lo spiega? Mi si dirà che mancano i soldi per riproporre il Festival con le sue caratteristiche originarie. Che se vogliamo il gratuito in piazza si vada ad ascoltare De Gregori che tanto Lou Reed ormai è quasi morto. Io non voglio nemmeno sentir parlare di soldi, considerando quanti poteva, o potrebbe, muoverne un evento come Traffic a livello di sponsor, indotto e visibilità. Voglio capire se quest’anno va così ma l’anno prossimo chissà oppure se me lo devo scordare per sempre.
Qualche anno fa una delle città meno ambite d’Italia aveva un nome, Torino, e una precisa collocazione geografica, la quasi pianura nebbiosa dell’italico nord-ovest. Aveva anche un’identità nota, quella di metropoli industriale dedita a passatempi noiosi, tipici del dopo-lavoro, e ad abitudini bizzarre, tipo la bagna cauda.
Poi è successo qualcosa. I torinesi, che oltre ad aver fatto l’Italia sono anche stati bravissimi per decenni a farsi gli affari loro, evitando accuratamente di aprirsi al turismo, all’improvviso hanno iniziato a condividere una consapevolezza straordinaria, quella di vivere in una città architettonicamente impeccabile, piccola ma dinamica, culturalmente vivace.
Si sa, l’amore negli occhi di chi ci guarda è direttamente proporzionale all’amore con cui noi stessi ci guardiamo e per diventare belli bisogna innanzitutto convincersi di esserlo. E Torino, che inizia a guardare se stessa con gli occhi dell’innamorato, trasmette questa presa di coscienza. Conseguenza immediata è stata il fiorire, intorno alla città, di un interesse che ha sorpreso tutti, i detrattori più accaniti come i più convinti sostenitori.
All’improvviso Torino è diventata una località alla moda, fuori dal turismo di massa delle mete obbligate, ma destinazione privilegiata per artisti e creativi, per innovatori, per giovani alternativi, appassionati d’arte contemporanea, per curiosi intraprendenti e famiglie attente.
E gli uffici stampa si danno un gran da fare e i giornali non vedono l’ora di descrivere la metamorfosi della città bruttina e un po’ sfigata e dei suoi luoghi, che non sono più solo i notissimi Musei del Cinema e dell’Antico Egitto, ma una miriade di quartieri di tendenza, naturalmente predisposti alla creatività e ricchi di energie da condividere. Il Quadrilatero Romano è affollato di negozietti alla moda e artigiani scrupolosi, le piazze sono eleganti in modo sfacciato, il Parco del Valentino invita all’ozio lungo le terrazze sul Po.
O ancora, Il multietnico ed emergente San Salvario, ad esempio, descritto con occhi invaghiti dal regista Davide Ferrario in un delizioso articolo comparso su Vanity Fair sembra non aspettare altro che nuovi inquilini, amici di passaggio, avventori curiosi.
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