Il Sole sorge ad Est e tramonta ad Ovest, fa sempre così, è uno con poca fantasia il Sole. Ma è proprio grazie a questa sua poca fantasia che noi possiamo orientarci rispetto ai punti cardinali.
Quando c’è, però, perchè quando non c’è e non hai punti di riferimento, come quando sei in mezzo al mare e – come insegnava il manuale delle Giovani Marmotte – non puoi neanche guardare da quale parte è cresciuto il muschio sull’albero, non sai quale direzione sta prendendo la tua barca… o la tua vita.
Tutto questo naturalmente se non abbiamo una bussola.
Ma i vichinghi hanno solcato i mari e raggiunto il nuovo mondo senza l’aiuto della bussola, arrivata almeno un secolo dopo il loro predominio.
Per capire come ci sono riusciti una squadra di ricercatori internazionali dell’Università di Rennes ha promosso e pubblicato uno studio che propone una spiegazione scientifica a questo misterioso mistero.
Secondo il risultato dello studio i rudi nordici dagli elmetti bi-cornuti utilizzavano lo spato d’Islanda, un cristallo di calcite trasparente che ha la caratteristica di polarizzare la luce del sole e ha la proprietà della doppia rifrazione. Ruotando permette di individuare con una buona precisione la posizione dell’astro.
Ma allora il lettore si chiederà: e i romani, anche loro hanno solcato i mari senza bussola… La risposta è semplice: chist è o paese do sole, qui nuvole non ce ne sono mai, mai piove e sopratutto non ci sono mai inondazioni.
Il Mini Maxi Jethou, GBR 74R, di Sir Peter Ogden, che passa lo scoglio della Giraglia, visto attraverso l’obiettivo di Carlo Borlenghi.
Via | VelaBlog
Si tende a dire che noi velisti, in modo molto snobistico, utilizziamo un linguaggio per iniziati e si dice che lo facciamo solo per darci un tono…
Ma non è vero, per esempio ieri ero schiena al paterazzo con la mano sulla varea del boma mentre osservavo se il vang, che sta giusto sotto alla trozza, era regolato il giusto. Purtroppo non lo era, essendo troppo cazzato tendeva a non farmi svergolare quanto basta la balumina, cosa che, come è noto a chiunque, con vento fresco mi fa diventare la barca orziera. E hai voglia a scarrellare sottovento il trasto, fino a che non laschi non risolvi perchè il flusso non è laminare.
Poi son passato al Genoa, mi è sembrato che lo strallo facesse troppa catenaria e il grasso della vela fosse spostato troppo a poppa, così ho cazzato leggermente il paterazzo per aggolettare l’albero quando basta. Non essendo sufficiente ho cazzato anche drizza e ghinda. A quel punto avevo la balumina troppo twistata così ho appruato leggermente il carrello per chiuderla.
Per concludere ho tesato leggermente la base dela randa per arrivare al punto che la barca fosse perfettamente equilibrata, infatti mollando la barra andava da sola, non era ne orziera ne poggiera.
Ora però se scopro chi aveva cazzato quel vang lo brutalizzo col bompresso.
SM
Nella mia To Do List c’è sicuramente fare due bordi con una barca a vela nella San Francisco Bay, passando sotto al Golden Gate Bridge e girando intorno all’isola di Alcatraz.
Magari non con barche estreme come i Catamarani AC45 ad ala rigida.
E nella vostra To Do List cosa c’è, qual è il vostro sogno nel cassetto?
Photo via | www.oracleracingmedia.com


